Valditara: “Nessuno scontro col Quirinale sui tetti di stranieri nelle classi”
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Redazione Interno
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Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha respinto con nettezza l’ipotesi di una frattura istituzionale tra il governo e il Quirinale sulla questione del tetto agli studenti stranieri nelle classi. Interpellato dall’ANSA a margine di un evento pubblico, il titolare del dicastero di viale Trastevere ha liquidato la questione con una formula perentoria: «Assolutamente no, non c’è nessuno scontro del Quirinale».
La precisazione arriva dopo che, nei giorni precedenti, le parole della premier Giorgia Meloni a proposito delle circolari firmate da Sergio Mattarella quando era ministro dell’Istruzione avevano innescato un vivace dibattito politico.
La misura e il richiamo all’integrazione
Secondo quanto riferito dallo stesso Valditara, l’iniziativa normativa promossa dall’esecutivo non si pone in alcun modo in contrasto con le indicazioni del capo dello Stato. Il ministro ha richiamato esplicitamente il discorso pronunciato da Mattarella ad Amatrice in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, durante il quale il presidente della Repubblica aveva sottolineato la necessità che la scuola sia luogo di inclusione e non di segregazione.
«La nostra iniziativa, come ha detto molto bene anche il presidente della Repubblica ieri ad Amatrice, va nella direzione della integrazione», ha dichiarato Valditara, stabilendo così una continuità ideale tra le parole del Quirinale e l’azione di governo.
Le circolari del 1990 e il contesto storico
Il riferimento alle circolari risale a un periodo storico profondamente diverso dall’attuale. La circolare numero 205 del 26 luglio 1990, firmata da Mattarella nel suo ruolo di ministro dell’Istruzione del sesto governo Andreotti, aveva come oggetto «La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale». In quel documento si evidenziava come, all’epoca, la stragrande maggioranza delle scuole segnalasse la presenza di uno o due alunni stranieri e come gli istituti con più di venti studenti non italiani fossero relativamente pochi.
La situazione demografica e migratoria dell’Italia di quegli anni era dunque radicalmente differente, e le indicazioni contenute nel testo miravano a disciplinare un fenomeno allora marginale per dimensioni numeriche.
Le reazioni delle opposizioni
Sul fronte opposto, le dichiarazioni della premier hanno suscitato una reazione immediata e compatta. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha accusato Meloni di aver cercato di «tirare per la giacca il presidente della Repubblica Sergio Mattarella», definendo tale condotta «segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato». Nel Movimento Cinque Stelle, il capogruppo al Senato Luca Pirondini ha prospettato due scenari alternativi: o la presidente del Consiglio non avrebbe compreso le parole del capo dello Stato, oppure le starebbe manipolando a proprio favore.
Da entrambe le parti politiche, insomma, è arrivata una condanna senza sfumature per il coinvolgimento del Quirinale nel confronto politico sulla misura scolastica.
Il quadro normativo e le pratiche di inclusione
La questione si inserisce in un quadro normativo consolidato che da anni orienta le scuole italiane verso pratiche di accoglienza e distribuzione equilibrata degli studenti con background migratorio. La legge 107 del 2015, nota come Buona Scuola, ha introdotto tra gli obiettivi formativi prioritari l’alfabetizzazione e il perfezionamento dell’italiano come lingua seconda, prevedendo corsi e laboratori per studenti di cittadinanza o di lingua non italiana.
Il documento «Diversi da chi?», elaborato dall’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura, contiene dieci raccomandazioni operative che invitano espressamente a prevenire la segregazione scolastica e a valorizzare il plurilinguismo come risorsa. Le linee guida ministeriali richiamano la necessità di protocolli di accoglienza aggiornati, di percorsi personalizzati e di un coinvolgimento attivo delle famiglie e dei mediatori culturali, in una prospettiva che coniuga l’apprendimento della lingua con la piena inclusione nel tessuto scolastico.
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