Morto Paolo Fresco, l'ex presidente della Fiat che siglò l'alleanza con General Motors
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Redazione Economia
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Si è spento all’età di 93 anni Paolo Fresco, il manager che dal giugno 1998 al febbraio 2003 ha ricoperto la carica di presidente della Fiat, chiamato direttamente da Gianni Agnelli per guidare il gruppo in uno dei periodi più complessi della sua storia recente.
Con una carriera di respiro internazionale costruita ai vertici di General Electric, dove era stato vice chairman e braccio destro di Jack Welch, Fresco lascia un segno profondo nell'industria automobilistica italiana, legato in particolare all'alleanza strategica siglata nel 2000 con il colosso americano General Motors.
Una vita tra Genova e il mondo
Nato a Milano nel 1933 ma cresciuto a Genova, città che lo ha profondamente segnato e dove si è laureato in Giurisprudenza, Paolo Fresco ha condiviso gli anni del liceo classico Andrea D'Oria con i gemelli Paolo e Piero Villaggio. L'ambiente culturale genovese, frequentato anche da giovani artisti come Fabrizio De André e Gino Paoli, ha contribuito a formare la sua personalità poliedrica.
Dopo gli esordi nello studio legale Lefebvre D'Ovidio, prima a Genova e poi a Roma, il suo destino si è legato all'industria elettrica, quando a 28 anni entrò nella Compagnia Generale di Elettricità, la filiale italiana della General Electric, per poi intraprendere una lunga scalata che lo avrebbe portato a diventare nel 1991 vice chairman della casa madre a New York.
La presidenza Fiat voluta dall'Avvocato
Quando Gianni Agnelli decise di affidargli la presidenza della Fiat, Fresco aveva già 65 anni e un'ampia esperienza maturata oltreoceano, tanto che a Torino venne presto soprannominato "l'americano". Il suo compito era chiaro ma assai delicato: traghettare il gruppo torinese, allora in difficoltà sul mercato internazionale e gravato da una situazione finanziaria precaria, verso un'alleanza che gli garantisse massa critica e prospettive globali.
Nonostante la sua prima proposta fosse quella di vendere direttamente Fiat Auto, la risposta di Gianni Agnelli fu categorica: l'Avvocato pose un veto, chiedendo di trovare un'alternativa progressiva, e Fresco si mise al lavoro per costruire una soluzione che evitasse la cessione totale dell'azienda.
L'accordo con General Motors e la clausola "put"
Il risultato più noto del suo mandato quinquennale fu l'accordo siglato con General Motors nel marzo del 2000, un'operazione che Fresco stesso definì "storica". L'intesa prevedeva uno scambio azionario: General Motors avrebbe rilevato il 20% di Fiat Auto, mentre il Lingotto sarebbe entrato con una quota del 5,1% nel capitale del produttore americano, diventandone di fatto il primo azionista industriale.
Elemento centrale dell'operazione, destinato a pesare sugli anni a venire, fu l'inserimento di una clausola "put" che concedeva a Fiat il diritto di vendere a General Motors il restante 80% della divisione auto entro un arco temporale prestabilito, un meccanismo che Fresco descrisse come un "paracadute per gli azionisti", una garanzia teorica più che un'intenzione concreta da esercitare.
L'accordo prevedeva anche la creazione di joint venture paritetiche per acquisti e produzione di motori e cambi, con l'obiettivo di generare sinergie per circa 1,2 miliardi di dollari a partire dal terzo anno.
Il ricordo di John Elkann
Alla notizia della scomparsa, il presidente di Stellantis John Elkann ha voluto ricordare Fresco con parole che testimoniano un rapporto che andava oltre la dimensione professionale: "Ci ha lasciato un grande italiano, un uomo intelligente e sensibile e per me soprattutto un amico, oltre che mentore generoso, per il sostegno che mi diede agli inizi della mia carriera".
Nel suo messaggio, Elkann ha sottolineato come Fresco, sempre leale alla famiglia Agnelli, abbia saputo dare alla Fiat prospettive mondiali durante i cinque anni della presidenza, ponendo le basi per quel rilancio che si sarebbe concretizzato negli anni Duemila. Oggi che Fresco ha raggiunto l’amata moglie Marlene, il suo nome resta legato a una stagione cruciale dell'industria automobilistica italiana, in cui si giocò una partita decisiva per il futuro del gruppo e per il suo posizionamento nello scenario globale.




