La guerra dei dazi colpisce Stellantis e General Motors, mentre Ford sorprende

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Se la guerra dei dazi, di cui si discute da mesi evocando scenari di mari in tempesta e frontiere irte di barriere, sta finalmente mostrando i suoi primi effetti concreti, lasciandosi alle spalle gli astratti bollettini degli economisti per tradursi in mosse operative e delocalizzazioni annunciate con freddezza. Il governo canadese, infatti, ha deciso di inasprire i controlli su Stellantis e General Motors, una mossa che segna un'evoluzione significativa nello scontro commerciale. Il livello della contesa tra Ottawa e i colossi dell'auto si è ulteriormente innalzato, portando il gruppo guidato da Antonio Filosa, insieme a General Motors, a dover affrontare il pagamento di dazi considerevoli per le vetture prodotte negli Stati Uniti e destinate al mercato canadese. Questa decisione, che comporta una drastica riduzione delle agevolazioni tariffarie finora garantite ai costruttori attivi nel Paese, arriva a seguito dell'interruzione dei negoziati commerciali con il Canada decisa dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, configurandosi come un segnale politico dalle profonde implicazioni operative.

Le conseguenze delle delocalizzazioni

La misura di Ottawa, la quale ha ridotto tra il 25 e il 50% la quota di veicoli importati esentati dai pagamenti, è stata giustificata con poche, lapidarie parole: «La misura fa seguito all’inaccettabile decisione delle case automobilistiche di ridurre la presenza produttiva in Canada». Una dichiarazione che spiega, senza mezzi termini, la conseguenza diretta delle scelte di Stellantis e General Motors di trasferire alcuni impianti produttivi negli Stati Uniti, una mossa dettata dalla preoccupazione per i dazi imposti da Donald Trump. Il timore di un cosiddetto "incubo" per il colosso automobilistico si materializza così nella minaccia concreta alla stabilità occupazionale, con circa un migliaio di posti di lavoro che rischiano di essere eliminati, aggravando una crisi del settore che pare non conoscere fine.

Il contesto di un'industria in affanno

Ci si trova a operare in un'epoca in cui il mercato delle quattro ruote zoppica, per usare un eufemismo, e in cui la cosiddetta follia elettrica in Europa ha contribuito, tra l'altro, a un calo generalizzato della produzione e delle vendite, oltre che a una perdita di innumerevoli posti di lavoro. In questo panorama già complesso, l'innalzamento di un muro tariffario alla frontiera canadese rappresenta un ulteriore e gravoso ostacolo per dei gruppi che devono già navigare in acque estremamente agitate. La situazione, per uno dei marchi più noti in assoluto, si fa dunque disperata, mentre prosegue una crisi che sembra non avere una via d'uscita immediata.

Una nota positiva inaspettata

In netto contrasto con questo quadro preoccupante, Ford ha sorpreso positivamente il settore presentando dei conti che infondono un barlume di speranza. Mentre alcuni dei suoi principali competitori affrontano le ritorsioni commerciali e le riorganizzazioni produttive, la casa dell'ovale blu dimostra una resilienza inattesa, sebbene operi nello stesso contesto geopolitico e economico. I suoi risultati, seppur non sufficienti a risollevare l'intero comparto, offrono comunque una prospettiva diversa e attenuano, in parte, il pessimismo strisciante che caratterizza l'industria automobilistica globale, la quale si trova a dover conciliare le transizioni tecnologiche con le sempre più aspre guerre commerciali.

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