Trump colpisce l’Europa con nuovi dazi: Bruxelles si stringe, ma i mercati tremano
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Redazione Esteri
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La guerra commerciale scatenata da Donald Trump, che ormai da mesi tiene sotto scacco l’economia globale, ha raggiunto un nuovo picco con l’annuncio di tariffe del 20% su tutte le importazioni dall’Unione europea. Dopo aver preso di mira acciaio, alluminio e automobili, il presidente americano ha deciso di alzare ulteriormente la posta, colpendo una gamma vastissima di prodotti: dagli smartphone alle scarpe, dalla feta greca agli orologi di lusso. Una mossa che, se da un lato potrebbe rafforzare la coesione europea, dall’altro rischia di innescare una spirale recessiva i cui effetti si stanno già manifestando sui mercati finanziari.
Wall Street ha bruciato in un solo giorno 2.000 miliardi di dollari, mentre in Europa le perdite hanno superato i 422 miliardi. Il petrolio è crollato del 6,64%, toccando i 69,95 dollari al barile, e l’oro ha segnato un record, rifugio preferito dagli investitori in fuga dall’incertezza. Anche Tokyo non è sfuggita al tracollo, con i future statunitensi che faticano a trovare stabilità. L’Fmi, da parte sua, ha lanciato un monito chiaro: le tariffe rappresentano "un rischio significativo per le prospettive globali", già appesantite da una crescita lenta.
Gli economisti concordano sul fatto che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, saranno soprattutto i consumatori americani a pagare il prezzo più alto. L’imposta universale del 10% e i dazi specifici – che in alcuni casi raggiungono il 50% – colpiranno prodotti di uso quotidiano, facendo lievitare i costi. Ma l’impatto più profondo potrebbe riguardare il settore tecnologico, dove le catene di approvvigionamento globali sono così interconnesse che qualsiasi barriera commerciale rischia di paralizzare interi comparti.
Bruxelles, dal canto suo, si trova davanti a una scelta obbligata: reagire unita o subire le conseguenze di un protezionismo che non accenna a placarsi. Se è vero che la tensione sta spingendo i Paesi europei a trovare una posizione comune, è altrettanto evidente che la posta in gioco è alta. I dazi americani, infatti, non sono solo una questione economica, ma un attacco frontale a un sistema multilaterale che l’Europa ha sempre difeso.




