“Dalla strada al palco”, Januaria vola in finale tra tip tap e lacrime di Bianca Guaccero
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La ribalta televisiva, si sa, ha il vizio di cercare storie là dove la polvere dei marciapiedi si mescola spesso al sudore della passione. Venerdì 24 aprile, in prima serata su Rai 1, il palco di “Dalla Strada al Palco Special” – la kermesse ideata da Carlo Conti che celebra gli artisti senza un palco fisso – ha confermato questa regola regalando due exploit diametralmente opposti ma ugualmente magnetici. Da un lato la voce graffiante della catanzarese Januaria Carito, capace di staccare il biglietto per la finale grazie a un’interpretazione che ha fatto tremare le corde più sensibili del “Sally” di Vasco Rossi; dall’altro, il triestino Matteo Lo Piccolo, che ha trasformato il palcoscenico in un ring ritmico, unendo la tecnica del tip tap a quella della breakdance in una fusione tanto potente quanto inedita.
La serata, la terza del programma andato in onda subito dopo il grande successo degli appuntamenti precedenti, ha messo in luce non solo i concorrenti ma anche la composizione della giuria, o meglio di quelli che vengono definiti i “passanti curiosi”. Tra questi spiccava l’assenza di Nino Frassica, sostituito con ironia e mestiere da Enrico Brignano – un’eredità pesante che l’attore romano ha gestito con battute fulminanti sul format del talent show – e la consueta presenza di Mara Venier e Carlo Conti. Tuttavia, a rubare la scena tra i banchi dei giudici è stata Bianca Guaccero, la quale, approfittando della libertà emotiva concessa dal programma, ha dedicato al padre scomparso da poco l’interpretazione struggente di “Senza Fine”, commuovendo l’intero studio e regalando alla trasmissione uno dei picchi di ascolto più autentici della stagione.
Se le lacrime di Bianca hanno rappresentato il contraltare sentimentale della vetrina, il valore tecnico è stato invece certificato dalla musica di Januaria. La cantante calabrese, accompagnata dalla direzione orchestrale del maestro Enrico Melozzi, non si è limitata a eseguire il celebre brano del rocker di Zocca. Ha invece scavato dentro le parole, restituendo una “Sally” grintosa e visceralmente femminile, tanto da convincere i presenti che una voce dal calibro simile meriti di lasciare davvero i marciapiedi per i palchi dei teatri. Un’armonia perfetta tra la sua chitarra e la band che le è valsa l’accesso diretto alla finalissima, dove si contenderà il titolo di migliore artista di strada d’Italia, portando con sé l’orgoglio di una Calabria che raramente brilla in prima serata con tale intensità.
L’arte che si fa e denuncia sociale
Elemento distintivo della puntata è stata la capacità di raccontare il riscatto personale attraverso la performance. Matteo Lo Piccolo, 24 anni, triestino doc, ha portato sul palco nazionale molto più di una coreografia di tip tap: ci ha messo la sua biografia. Figlio di genitori separati e con un rapporto paterno inesistente, l’artista ha rivelato che la prima emozione a cui ha dato forma danzando è stata la rabbia, trasformando quella tensione in un linguaggio composito dove il ritmo classico delle scarpe chiodate incontra l’energia urbana della breakdance. La sua esibizione, potentissima e moderna, ha lasciato emergere una fragilità corazzata dal talento, con un ringraziamento speciale rivolto alla madre e alla nonna, pilastri affettivi senza i quali la sua evoluzione artistica non sarebbe stata possibile.
Il coraggio di Ivan e la sostituzione di lusso
Non è mancata la consueta dose di storie di rinascita, come quella di Ivan Cutolo, 27 anni, in arte “Ivan Busking Project”. La sua parabola racconta di un lavoro sicuro in un supermercato – un posto a tempo indeterminato ottenuto a 18 anni – abbandonato a 23 per una vita d’incertezza e musica per le strade. Se i suoi genitori inizialmente storcevano il naso di fronte a quella scelta, oggi sono diventati i suoi fan numero uno, testimoniando come la strada possa restituire dignità anche a chi sembra averla smarrita. La puntata ha infine registrato il gradito ritorno della componente comica affidata a Enrico Brignano, chiamato a coprire l’assenza di Frassica. L’esordio del comico romano – “Io qua a X Factor mi trovo bene, ah no a Tu sì que vales, anzi no siamo ad Amici” – ha alleggerito i toni senza mai scadere nella volgarità, confermando che anche la leggerezza, se ben dosata, fa parte dello spettacolo.




