Processo Regeni si ferma, la Corte Costituzionale chiamata a decidere su un cavillo della difesa
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Redazione Interno
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La ricerca della verità sull'omicidio di Giulio Regeni, che i suoi genitori immaginavano potesse compiersi in una sentenza entro il decimo anniversario dalla scomparsa, subisce una battuta d'arresto. La Prima Corte d'Assise di Roma ha infatti disposto la sospensione del giudizio, accogliendo una questione di legittimità costituzionale sollevata dagli avvocati difensori dei quattro 007 egiziani imputati. La decisione, maturata dopo un periodo di riserva, rimanda dunque ogni sviluppo alla pronuncia della Corte Costituzionale, alla quale sono stati trasmessi gli atti per un esame approfondito.
Il nodo tecnico sul diritto di difesa
Il cuore della controversia, che i giudici hanno definito "non manifestamente infondata" e "rilevante" per l'esito del processo, ruota attorno a un aspetto procedurale del diritto di difesa. Le parti civili, rappresentanti la memoria di Giulio Regeni, si sono costituite con l'istituto del gratuito patrocinio; gli imputati, attraverso i loro legali, hanno eccepito che questo meccanismo non consentirebbe alle difese di nominare, a carico dello Stato, propri consulenti tecnici d'ufficio. Si tratta, in sostanza, di una disputa su chi debba sobbarcarsi le spese per quelle perizie che le parti dell'accusa, sostenute dal patrocinio a spese dello Stato, possono invece disporre. Una disparità, secondo le tesi difensive, che lederebbe il principio del contraddittorio e, in ultima analisi, la parità delle armi nel dibattimento processuale.
Un percorso giudiziario ancora in salita
Questo intoppo giuridico, sebbene tecnicamente circoscritto, rappresenta l'ultimo di una lunga serie di ostacoli che hanno caratterizzato l'iter volto ad accertare le responsabilità nella morte del ricercatore. Il processo, che vede imputati quattro agenti dei servizi segreti del Cairo, accusati di sequestro di persona, tortura e omicidio, era entrato in una fase cruciale, con l'attesa di una sentenza che si pensava potesse giungere entro la fine dell'anno in corso. L'intervento della Consulta, se da un lato è una tappa fisiologica per garantire i diritti di tutti i soggetti coinvolti, dall'altro allontana ulteriormente nel tempo il momento in cui i fatti avvenuti al Cairo nel gennaio del 2016 potranno ricevere una prima definizione giudiziaria in sede penale.
L'attesa della pronuncia della Consulta
Ora la palla passa dunque alla Corte Costituzionale, chiamata a valutare la fondatezza dell'eccezione sollevata. La sua decisione, che richiederà del tempo, stabilirà se il quadro normativo attuale, in materia di gratuito patrocinio e nomina di consulenti, sia da ritenersi conforme ai principi costituzionali che tutelano il diritto di difesa. Solo dopo il verdetto dei giudici costituzionali il processo potrà riprendere il suo corso ordinario, ripartendo esattamente dal punto in cui si è interrotto, in attesa che il percorso verso la verità giudiziaria possa finalmente proseguire.




