Italia libera Almasri, il cavillo giuridico e la scelta del governo
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Redazione Interno
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Il generale Najem Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria libica e del centro di detenzione di Mitiga, accusato dalla Corte penale internazionale di crimini contro l’umanità, è stato liberato in Italia a causa di un cavillo giuridico. Nonostante il mandato di arresto internazionale, il governo italiano ha scelto di ignorare la richiesta della Corte penale internazionale, come rivelato dal procuratore generale di Roma. Il ministro della Giustizia, informato il 20 gennaio dalla Questura di Torino, non ha inviato alcuna richiesta in merito, permettendo così la liberazione di Almasri.
L'arresto del generale, avvenuto a Torino su ordine della Corte penale internazionale, è stato considerato "irrituale" dalla Corte d'Appello di Roma e dal procuratore generale, poiché non era stata informata preventivamente il ministero della Giustizia. Questo dettaglio procedurale ha portato alla scarcerazione immediata di Almasri, che è stato poi espulso dall'Italia il 21 gennaio con un volo dei servizi segreti italiani. Il Falcon 900, partito da Ciampino e atterrato a Torino Caselle, ha riportato Almasri a Tripoli, dove è stato accolto dai miliziani.
La vicenda ha suscitato amarezza e sconcerto, soprattutto considerando le testimonianze di istituzioni e organizzazioni non governative internazionali che documentano i crimini di Almasri. Matteo Renzi ha espresso il suo disappunto, definendo assurda la liberazione di un trafficante di migranti. Tuttavia, la decisione di non intervenire è stata presa dal ministro della Giustizia Nordio, mentre l'espulsione è stata firmata dal ministro dell'Interno Piantedosi.
Il caso di Almasri mette in luce le complessità e le contraddizioni del sistema giudiziario italiano, dove un cavillo può impedire la cattura di un criminale di guerra condannato all'ergastolo.




