Italia libera Almasri, il cavillo giuridico e il ruolo del governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il generale Najem Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria libica e del centro di detenzione di Mitiga, accusato dalla Corte penale internazionale di crimini contro l'umanità, è stato arrestato a Torino su ordine della Cpi. Tuttavia, la mancata comunicazione al ministero della Giustizia ha portato alla sua scarcerazione e immediata espulsione dall'Italia. Il procuratore generale di Roma ha dichiarato che il ministro della Giustizia, informato il 20 gennaio, non ha fatto pervenire alcuna richiesta in merito.

La Corte penale internazionale ha chiesto spiegazioni alle autorità italiane sulla scarcerazione di Almasri, ma non ha ancora ricevuto risposte. Il governo Meloni ha negato qualsiasi intervento politico, ma resta poco chiaro quale sia stato il suo ruolo. Matteo Renzi ha criticato duramente la decisione, definendola assurda.

L'arresto di Almasri, avvenuto su input dell'Interpol, è stato giudicato "irrituale" dalla Corte d'Appello di Roma, poiché bisognava informare prima il ministero della Giustizia. Di conseguenza, il comandante libico è stato liberato e riportato a Tripoli con un volo dei servizi segreti italiani. Il Falcon 900 è partito da Ciampino, atterrato a Torino Caselle e poi ripartito per l'aeroporto di Mitiga, dove Almasri è stato accolto dai miliziani.

La vicenda ha sollevato numerosi interrogativi e richieste di chiarimenti, ma al momento non ci sono risposte definitive.

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