Malagò verso la Figc, spunta il nodo ineleggibilità

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il nodo ineleggibilità irrompe nella corsa di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc, mentre nelle ultime ore emergono indiscrezioni su possibili profili ostativi legati alla sua candidatura. Secondo quanto filtra, il tema ruoterebbe attorno a un possibile “cooling off period”, che impedirebbe a chi ha appena lasciato la guida di un ente vigilante di ricandidarsi immediatamente per una realtà controllata come la Federazione italiana giuoco calcio. Un elemento tecnico che si inserisce in una fase già delicata, a ridosso delle scadenze formali per la presentazione delle candidature.

Consensi ampi ma incognita normativa

Nonostante l’ostacolo regolamentare, Malagò avrebbe già raccolto un consenso ampio tra le componenti principali del sistema calcistico. La grande maggioranza dei club di Serie A, 19 su 20, avrebbe espresso un orientamento favorevole, così come l’Associazione Calciatori e quella degli Allenatori. In questo quadro, risultano in agenda ulteriori incontri con la Serie B e con la Lega Pro, passaggi ritenuti decisivi per consolidare un sostegno trasversale prima dello scioglimento della riserva, previsto comunque entro il 13 maggio, termine ultimo per il deposito delle candidature.

Il possibile appoggio della Lega B, che potrebbe conferire un peso del 6%, rappresenta un passaggio chiave perché consentirebbe di superare la soglia della maggioranza. In questo scenario, la costruzione del consenso procede su un doppio binario: da un lato il confronto con le leghe professionistiche, dall’altro la gestione delle questioni giuridiche che potrebbero incidere sull’ammissibilità della candidatura.

Il ruolo delle regole e il passaggio all’Anac

La questione dell’ineleggibilità si intreccia anche con il riferimento alla legge Severino, che tuttavia non dovrebbe rappresentare un ostacolo diretto alla candidatura di Malagò. Più rilevante appare invece il tema del periodo di raffreddamento tra incarichi, che richiamerebbe una valutazione di compatibilità tra il precedente ruolo di vertice e la nuova posizione. Su questo punto, il pronunciamento atteso potrebbe arrivare dall’Autorità nazionale anticorruzione, chiamata a chiarire se esistano effettivamente condizioni ostative.

Il quadro resta quindi in evoluzione mentre la corsa alla presidenza della Figc entra nella fase decisiva. Le elezioni sono fissate per il 22 giugno e la sfida vede al momento due candidati, con Malagò e Giancarlo Abete al centro di un confronto che si sviluppa tra equilibri politici, sostegni interni e verifiche normative. In attesa di chiarimenti ufficiali, il percorso resta segnato da una doppia tensione: quella dei numeri e quella delle regole.

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