Fiorentina vince per Rocco Commisso, la famiglia: “Sarebbe stato orgoglioso”
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Redazione Sport
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In un weekend segnato da un lutto che ha scavato un solco profondo, la Fiorentina è riuscita a trovare, nel dolore, la forza per una vittoria che va ben oltre i tre punti. Sulla panchina del Dall'Ara, Paolo Vanoli, che non ha avuto il tempo di stringere la mano al presidente scomparso ma ne ha raccolto l'eredità più intima, ha guidato i suoi verso un successo carico di significato. «Ho chiesto ai ragazzi di mettere in campo quello che Rocco ci ha lasciato», ha spiegato il tecnico dopo il 2-1 al Bologna, sottolineando come, pur non avendolo conosciuto di persona, ne avesse colto appieno lo spirito in quelle telefonate che «mi hanno sempre trasferito un messaggio che mi rispecchia molto». Una richiesta che la squadra ha incarnato con una prova di carattere, lottando dall'inizio alla fine per onorare una memoria che, in quel preciso momento, era più importante di qualsiasi schema di gioco.
La telefonata dall'America e il coro nello spogliatoio
Appena spenti i riflettori sul campo, le prime voci a risuonare sono state quelle della famiglia Commisso, che ha subito chiamato il direttore generale Joe Barone per esprimere la propria commozione. Catherine e Giuseppe Commisso, dal lontano Stati Uniti, hanno voluto ringraziare il tecnico e l'intero gruppo «per come hanno giocato e per come hanno lottato», trasmettendo un messaggio che ha toccato tutti: «Rocco sarebbe stato davvero orgoglioso di questo successo. Grazie di cuore». Un passaggio di testimone emotivo, quello tra la famiglia e la squadra, che si è concretizzato anche nei minuti immediatamente successivi alla gara, quando dallo spogliatoio viola si è levato un coro unanime e ripetuto, un grido di affetto e di saluto: «Rocco! Rocco!».
Una vittoria costruita su valori e sacrificio
La partita in sé, al di là del risultato, ha mostrato una squadra compatta e determinata a trasformare il dolore in energia pura. Vanoli, nel suo commento post-partita, ha voluto precisare che «anche se abbiamo perso il presidente e un grande uomo, ora c'è gioia per la vittoria», delineando così la doppia natura di una giornata indimenticabile, sospesa tra la perdita e la dedica. I voti del fantacalcio, puramente tecnici, hanno registrato le prestazioni dei singoli – come il 7 di Rowe, entrato nel secondo tempo per il Bologna, o la sufficienza piena per il viola Mandragora – ma non hanno potuto misurare la spinta emotiva che ha animato i giocatori in lilla, spinti da un motivo in più per non mollare. Una dedica, quella alla memoria di Commisso, che è apparsa chiara anche nello striscione esposto dalla tifoseria, un semplice e commovente «Ciao Presidente» a sigillare un legame mai venuto meno.
Il ricordo che diventa impegno quotidiano
Quello di Bologna non è stato, dunque, un semplice episodio sportivo inserito in un calendario che non concede tregue, ma l'espressione più vivida di come una società possa reagire a un evento luttuoso. Senza inseguire il diritto di una pausa per elaborare il dolore, la Fiorentina ha scelto il campo da gioco come luogo per rendere omaggio, dimostrando che i valori di cui parlava Vanoli – passione, determinazione, orgoglio – non sono mere astrazioni ma il fondamento di un progetto. La telefonata della famiglia, i cori negli spogliatoi, le parole del tecnico e la reazione dei tifosi hanno disegnato il ritratto di un legame che va oltre il rapporto contrattuale, fondato su un'identità condivisa che nemmeno la scomparsa del suo principale artefice è riuscita a scalfire, anzi, forse l'ha resa più evidente e forte agli occhi di tutti.




