Rider, tra controlli e paradossi: quando la tutela diventa un boomerang
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Redazione Interno
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Mentre l’estate infuocata mette a dura prova chi lavora all’aperto, i rider si trovano schiacciati tra ordinanze benintenzionate e conseguenze impreviste che rischiano di peggiorare la loro situazione. Da un lato, i controlli dell’Ispettorato del lavoro e dei carabinieri del Nil, concentrati nelle ore più calde, mirano a verificare il rispetto delle norme anti-afa; dall’altro, però, finiscono per complicare un’attività che vive di tempistiche serrate. Se da una parte si invoca maggiore protezione, dall’altra c’è chi, come il Pd, propone soluzioni discutibili: la cassa integrazione per chiunque lavori sotto il sole, senza considerare che per molti, soprattutto i fattorini, fermarsi equivale a non guadagnare.
La beffa, come spesso accade, è dietro l’angolo. Dopo l’annullamento del "bonus afa" di Glovo – ottenuto su pressione sindacale – i rider si sono ritrovati senza quel piccolo compenso aggiuntivo che, pur simbolico, aiutava ad affrontare le giornate più torride. Ora, con l’ipotesi di sospendere del tutto le consegne oltre una certa temperatura, il rischio è che i provvedimenti pensati per tutelarli si trasformino in un boomerang. Senza contare che, come segnala un lettore milanese, molti di loro già affrontano condizioni al limite dello sfruttamento, costretti a pedalare sotto il sole cocente pur di arrivare a fine mese.
I controlli delle autorità, per quanto necessari, rischiano di diventare un ulteriore ostacolo. Se da un lato è giusto verificare che non vengano ignorate le norme sulla sicurezza, dall’altro l’interruzione delle consegne – magari proprio nell’ora di punta – potrebbe tradursi in mancati guadagni per chi vive a cottimo. Un paradosso che riflette una verità più ampia: spesso le tutele, quando calate dall’alto senza considerare le dinamiche concrete del lavoro, finiscono per danneggiare proprio chi dovrebbero proteggere.




