Barron Trump lancia una bevanda allo yerba mate: il debutto nel beverage del figlio del presidente
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il giovanissimo rampollo, che di cognome fa Trump e che di fatto è cresciuto tra gli sfarzi della Casa Bianca e le cronache mondane di New York, ha deciso di abbandonare – almeno per il momento – i tradizionali affari di famiglia legati al real estate o alle criptovalute. L’erede ventenne, infatti, ha ufficialmente messo piede nel competitivo universo delle bevande energetiche, presentando la sua nuova creatura imprenditoriale: la Sollos Yerba Mate Inc.. A darne notizia sono stati i documenti depositati presso il registro delle imprese, i quali rivelano che la start-up, costituita nello scorso dicembre in Florida e con una seconda registrazione nel Delaware – stato notoriamente amico delle aziende per le sue agevolazioni fiscali – si prepara a sbarcare sul mercato già a partire da maggio 2026.
Una scommessa dal sapore tropicale e l’ombra lunga degli affari di famiglia
La scelta del prodotto, a dire il vero, non è affatto casuale e tradisce un’attenzione specifica per i trend del benessere giovanile. Parliamo dello yerba mate, un infuso amaro di origine sudamericana, tradizionalmente consumato come alternativa al caffè e ricco di caffeina, che negli ultimi anni ha conquistato il pubblico nordamericano attento alla forma fisica. Barron Trump, che attualmente frequenta il secondo anno alla Stern School of Business della New York University, non si è però limitato a importare una moda; ha voluto personalizzarla con un tocco estivo e locale. La prima linea di prodotto, che sarà venduta in confezioni da 12 lattine, presenterà infatti due varianti dai sapori decisamente esotici: ananas e cocco. Su LinkedIn, la neonata azienda non ha nascorso l’ambizione di voler catturare il vibrante stile di vita della Florida meridionale, descrivendosi come un marchio costruito attorno a “ingredienti puliti e funzionali”. La regia societaria vede il giovane Trump affiancato da altri quattro direttori, tra i quali spiccano i nomi di Spencer Bernstein e Stephen Hall, suoi vecchi compagni di scuola alla Oxbridge Academy di West Palm Beach, i quali ricoprono rispettivamente i ruoli di presidente e vicepresidente.
Capitali, investitori e il precedente delle criptovalute
Nonostante la giovane età del fondatore – che ha solo 20 anni – il progetto sembra poggiare su basi finanziarie tutt’altro che improvvisate. Secondo quanto si legge nei documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission (SEC), la Sollos Yerba Mate sarebbe riuscita a raccogliere un milione di dollari direttamente da investitori privati, a dimostrazione di un certo interesse del mercato per l’operazione. Questa mossa nel settore del beverage, per certi versi inaspettata dato il precedente interesse mostrato per la finanza immobiliare, rappresenta in realtà un ulteriore tassello di un puzzle imprenditoriale già avviato da tempo. Il figlio del presidente, infatti, non è nuovo a queste incursioni: in passato aveva già fatto parlare di sé per aver fondato (insieme al padre e ai fratelli maggiori Donald Jr. ed Eric) la piattaforma di criptovalute World Liberty Financial. Una voce che racconta di un ragazzo, cresciuto all’ombra del potere politico, che sta cercando metodicamente di costruirsi un impero personale lontano dai riflettori delle aule parlamentari, ma restando ben saldo nel mondo degli affari.
Logistica, sede operativa e i soci d’eccezione
Se l’idea di business appare chiara, altrettanto interessante è l’analisi della struttura logistica che la sostiene. La sede operativa della società è stata individuata in una lussuosa tenuta del valore di 16 milioni di dollari situata a Palm Beach, nelle immediate vicinanze della celebre tenuta di Mar-a-Lago che appartiene al presidente. La proprietà di quell’immobile, va detto, fa capo a Jay Weitzman, un imprenditore e storico amico di Donald Trump, oltre che fornitore di servizi per il governo federale. Un dettaglio, quest’ultimo, che dimostra quanto il tessuto connettivo tra le vecchie conoscenze della famiglia e le nuove avventure commerciali del figlio sia, in questo caso, particolarmente fitto. A completare il quadro dei soci, insieme ai già citati Bernstein e Hall, figurano anche Rodolfo Castello e Valentino Gomez. Con questa operazione, quindi, Barron Trump abbandona le speculazioni sui token e i grattacieli per tuffarsi – verrebbe da dire letteralmente, vista l’estetica “surf” del marchio – nel mercato delle bevande funzionali, sfidando colossi consolidati del settore con un prodotto che sa di sole e di tradizione sudamericana.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
