La Ferrari e il rebus energy management a Shanghai: Leclerc perde mezzo secondo nel rettilineo e la Rossa rimanda l’esordio dell’ala “Macarena”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La prima giornata di piste del Gran Premio di Cina, secondo appuntamento di questo mondiale 2026, ha messo in luce dinamiche tecniche complesse e, per certi versi, ancora in fase di assestamento, restituendo l’immagine di una Ferrari che a Shanghai deve fare i conti con la straordinaria complessità delle nuove power unit. Se da un lato la Mercedes ha confermato la propria superiorità sul giro secco, con George Russell e Kimi Antonelli che hanno monopolizzato le prime posizioni nelle qualifiche sprint, dall’altro lato nel box della Rossa si analizzano i dati di un fine settimana che si preannuncia in salita, caratterizzato da problemi di energy management e da scelte tecniche ancora in divenire. Charles Leclerc, autore di una prestazione che lo ha visto chiudere al sesto posto, ha vissuto sulla propria pelle quanto possa essere imprevedibile e delicata la gestione dei flussi energetici su queste vetture di nuova generazione, un aspetto che rappresenta una delle sfide più ardue per ingegneri e piloti all’inizio di questo ciclo regolamentare. L’episodio che più di ogni altro ha segnato la sessione del pilota monegasco è avvenuto durante il suo secondo tentativo in SQ3, quello che avrebbe potuto proiettarlo in una posizione di rilievo: improvvisamente, come emerso dalle comunicazioni radio e dalle sue stesse dichiarazioni a caldo, la vettura ha smarrito potenza nel lunghissimo rettilineo posteriore del tracciato di Shanghai, una perdita quantificata in circa quattro decimi di secondo, un’anomalia che al momento resta senza una spiegazione univoca e che richiederà un’approfondita analisi dei dati da parte dei tecnici di Maranello.

Il mistero del rettilineo e le difficoltà di messa a punto della SF-26

La frustrazione di Leclerc, trasparente nelle parole rilasciate al termine delle qualifiche sprint, fotografa fedelmente lo stato d’animo in seno alla Scuderia, consapevole di dover colmare un divario prestazionale che sulla distanza del singolo giro appare ancora significativo. “Ho perso mezzo secondo sul rettilineo posteriore per qualche ragione, e dobbiamo capire cosa sia successo”, ha dichiarato il pilota, sottolineando come questo inconveniente abbia vanificato un giro altrimenti competitivo, soprattutto nella prima parte, lasciando l’amaro in bocca per un’occasione sfumata. Al di là dell’episodio specifico, che potrebbe essere ricondotto a un parametro di settaggio non ottimale o a una strategia di rilascio dell’energia non perfettamente allineata con le condizioni del momento, emerge una fotografia più ampia di una vettura, la SF-26, che nel confronto diretto con la Mercedes W17 evidenzia un deficit di potenza pura e di efficienza complessiva del sistema ibrido. È lo stesso Leclerc a riconoscere come, per ragioni ancora da approfondire, la power unit della casa di Brackley riesca a estrarre un potenziale superiore in configurazione da qualifica, un vantaggio che al momento appare incolmabile per gli avversari, nonostante la consapevolezza che in configurazione gara, con serbatoi pieni e una gestione più conservativa delle risorse, le distanze tendano a ridursi, come già parzialmente visto in Australia. Il team principal Frederic Vasseur, dal canto suo, predica calma e invita a concentrarsi sul programma di lavoro, ricordando come ogni sessione in questo avvio di stagione rappresenti un’occasione preziosa per accumulare chilometri e conoscenza su vetture così profondamente diverse dal passato.

L’ala “Macarena” rimandata: un’innovazione ancora acerba per la pista cinese

A complicare il quadro tecnico del venerdì di Shanghai, inoltre, c’è stata la questione legata all’ala posteriore rotante, quel particolare dispositivo ribattezzato “ala Macarena” che tanto aveva fatto discutere alla vigilia per la sua natura innovativa e per i potenziali benefici in termini di riduzione della resistenza all’avanzamento. La Ferrari, dopo averla testata nella sessione di prove libere, ha optato per un prudente passo indietro, decidendo di non utilizzarla né in qualifica sprint né, verosimilmente, nel resto del weekend, un segnale inequivocabile di come la soluzione, sebbene promettente sulla carta e sviluppata per sfruttare un’interpretazione particolare del regolamento, non abbia ancora raggiunto il necessario grado di affidabilità e di integrazione con il bilanciamento generale della monoposto. Le turbolenze generatesi in fase di chiusura del flap, che potrebbero aver contribuito anche al testacoda di Lewis Hamilton durante le libere, hanno evidentemente sconsigliato l’impiego in una sessione competitiva come la qualifica, dove la precisione e la stabilità sono requisiti imprescindibili. Il monegasco ha comunque minimizzato l’impatto di questa scelta sull’esito della sua sessione, affermando che la presenza o meno dell’ala sperimentale non avrebbe stravolto il quadro generale, un commento che lascia intendere come il problema principale risieda altrove, ossia nella gestione della potenza e nella strategia di utilizzo dell’energia ibrida. In attesa di analisi più approfondite, resta la sensazione di una squadra che, pur consapevole delle proprie potenzialità e della bontà del telaio, si trova a dover inseguire sul fronte dello sviluppo della power unit, un ambito in cui la Mercedes, in questo avvio di stagione, ha dimostrato di possedere un margine non indifferente.

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