Montmartre da stasera su Canale 5, tra scandali e segreti di famiglia nella Parigi della Belle Époque
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Ha scalzato addirittura Forbidden Fruit dalla prima serata, e si appresta finalmente a debuttare sugli schermi italiani: è Montmartre, il nuovo dramma storico targato Mediaset in onda da stasera su Canale 5 a partire dalle 22:00. Ambientata nella Parigi vibrante e contraddittoria della Belle Époque, una delle epoche più feconde per l’arte e più laceranti per le disuguaglianze sociali, la serie - acclamata dalla critica francese già prima dello sbarco in Italia - si compone di otto puntate che verranno trasmesse nell’arco di quattro settimane.
La produzione, guidata dal regista Louis Choquette, ha scelto di non limitarsi a una semplice ricostruzione in costume: l’intreccio, liberamente ispirato ai romanzi classici del XIX secolo, innesta vicende personali drammatiche su un contraltare fatto di cabaret fumosi e salotti borghesi, tentando così di restituire il polso di una città che, tra il 1899 e il nuovo secolo, si trovava a fare i conti con la modernità incombente e le sue ombre.
Un trio di sopravvissuti tra sfruttamento e ricerca di libertà
Il fulcro narrativo della fiction ruota attorno ai destini incrociati di tre giovani, ognuno dei quali incarna una specifica forma di esclusione o di ribellione alle regole del proprio tempo.
Céleste Tessandier, interpretata da Alice Dufour, è una ballerina di cancan alle prese con gravi difficoltà economiche: la sua scelta, tanto estrema quanto necessaria per finanziare la ricerca dei fratelli scomparsi, è quella di accettare di esibirsi nel primo numero di spogliarello integrale documentato nella Parigi di fine Ottocento (un espediente scenico che, stando alle note di produzione, si ispira a un’artista realmente esistita, Blanche Cavelli).
Dall’altro lato della barricata, o meglio, degli schieramenti sociali, troviamo Arsène Larcourt (Victor Meutelet), rampollo di una ricca famiglia industriale costretto a fare i conti con una gabbia dorata: la sua sessualità, vissuta come un conflitto aperto con le rigide aspettative dinastiche, lo porta a rifiutare un matrimonio combinato per abbracciare la propria omosessualità.
A completare questo trittico di solitudini c’è Rose Joubert (Claire Romain), una lavandaia intrappolata in una relazione tossica e violenta che la costringe persino a lavorare in un bordello, lottando quotidianamente per strappare un brandello di dignità a una vita di stenti.
L’Éléphant Rose e il richiamo a Toulouse-Lautrec
Lo sfondo su cui queste esistenze si muovono non è casuale, anzi, è forse il vero protagonista silenzioso della serie. Montmartre, il celebre diciottesimo arrondissement parigino, viene riproposto attraverso una lente che mescola fedeltà storica e ricostruzione romantica. Molte scene sono state realizzate in studio con l’ausilio di effetti digitali per ricreare i vicoli e le botteghe dell’epoca, sebbene alcune riprese siano state effettuate direttamente sul posto, dove ancora oggi si respira un’atmosfera vintage capace di rievocare lo spirito bohémien.
Il cabaret attorno a cui gravitano le vicende si chiama L’Éléphant Rose, e la sua fisionomia scenica è un omaggio evidente a Le Chat Noir, il celebre locale frequentato da artisti come Toulouse-Lautrec che divenne il simbolo della vita sregolata e creativa di quegli anni. Le location reali, che vanno dalla basilica del Sacro Cuore al cimitero dove riposano Émile Zola e Stendhal, fanno da contraltare malinconico agli interni claustrofobici dei bordelli e dei teatri di varietà, creando un contrasto visivo che amplifica il senso di precarietà sociale raccontato dagli autori.
Un’operazione culturale dal respiro europeo per Mediaset
L’acquisizione di questo prodotto francese, che ha richiesto un lavoro certosino da parte del team di scenografi (si parla di oltre settecento documenti storici consultati, tra dipinti, fotografie e testi), rappresenta per l’emittente di Cologno Monzese un tentativo di spostare l’asticella della proposta seriale estiva.
L’attenzione ai dettagli, supervisionata dalla storica Lucie Rondeau du Noyer, è tale da influenzare persino la gestualità degli attori o la tipologia di strumenti medici utilizzati nelle scene ambientate negli studi dei dottori, così come il modo di salutare una contessa a seconda del suo status. Nel cast figurano, oltre ai tre giovani volti protagonisti, nomi noti al pubblico internazionale come Thibault de Montalembert (indimenticabile per il ruolo di Mathias Barneville in Chiami il mio agente) e Mathilde Seigner.
Nonostante la cornice pittoresca e i costumi d’epoca, il copione insiste su temi crudamente attuali: l’emancipazione femminile viene declinata attraverso il possesso del proprio corpo da parte di Céleste, mentre la fluidità di genere e la lotta di classe rappresentano i pilastri su cui si regge la caratterizzazione di Arsène e Rose, in un racconto che sceglie deliberatamente di non offrire facili consolazioni o lieto fine preconfezionati.




