Kiev, soldati ucraini in bilico tra resa e morte nel Kursk

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato costretto a intervenire personalmente per fermare il massacro di soldati ucraini nella regione russa del Kursk, un’area che Kiev aveva inizialmente invaso con l’obiettivo di creare una sacca strategica da utilizzare come moneta di scambio nei negoziati con Mosca. L’operazione, che aveva richiesto un prezzo altissimo in termini di vite umane, si è conclusa ieri con la resa delle truppe ucraine, mentre il presidente russo Vladimir Putin annunciava il pieno controllo della zona.

Le forze russe, dopo aver riconquistato la cittadina di Sudzha, hanno intensificato la pressione militare, lasciando ai soldati ucraini due sole opzioni, come ha dichiarato lo stesso Putin: «Arrendersi o morire». Il leader del Cremlino ha inoltre suggerito che una tregua di almeno 30 giorni potrebbe essere «molto positiva» per Kiev, senza però esprimere un chiaro sostegno all’interruzione delle ostilità. Una proposta che, secondo alcuni osservatori, potrebbe nascondere una tattica per consolidare il controllo russo sulla regione.

Intanto, Kiev ha ordinato l’evacuazione degli abitanti di otto villaggi vicini al confine, segnale di una situazione ormai insostenibile per le forze ucraine, che rischiano di perdere definitivamente il controllo dell’area. La regione del Kursk, che era stata occupata dagli ucraini durante l’estate, rappresentava una possibile pedina di scambio nei negoziati per la reciproca restituzione dei territori occupati. La sua perdita potrebbe quindi indebolire ulteriormente la posizione di Kiev al tavolo delle trattative.

Sul campo, le operazioni militari continuano senza sosta, mentre le dichiarazioni di Putin sembrano voler dettare i tempi e le condizioni di un eventuale cessate il fuoco. «La questione della cessazione del conflitto», ha affermato il presidente russo, «è legata allo sviluppo della situazione sul terreno». Una posizione che lascia poco spazio a interpretazioni e che sembra voler ribadire la supremazia militare russa nella regione.

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