Sparatoria alla Brown University, rilasciato il sospettato: l’indagine riparte da zero
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L’inchiesta sulla sparatoria che ha insanguinato il campus della Brown University, provocando la morte di due studenti e il ferimento di altre nove persone, ha subito una svolta imprevista che costringe gli inquirenti a rivedere completamente le proprie ipotesi. L’uomo fermato ieri, un ventiquattrenne rintracciato in un hotel di Coventry, nel Rhode Island, è stato infatti rilasciato senza alcun capo d’imputazione, dopo che gli investigatori, non avendo raccolto elementi probanti a suo carico, hanno dovuto ammettere l’assenza di basi concrete per trattenerlo. Il procuratore generale Peter Neronha, nel comunicare la decisione, ha dichiarato in modo netto che “non ci sono basi per considerarlo una persona di interesse”, una frase che, se da un lato chiude un capitolo investigativo, dall’altro riapre la caccia all’autore materiale della strage, lasciando un profondo senso di smarrimento nelle famiglie delle vittime e nell’intero Corpo studentesco, ancora sotto choc per quanto accaduto.
Il dolore del campus e l’identità delle vittime
Davanti ai cancelli dell’ateneo di Providence, intanto, fiori, fotografie e candele continuano a raccogliere il cordoglio di studenti e cittadini, che si sono uniti in una veglia di preghiera per ricordare le giovani vite spezzate. Le autorità hanno reso noti i nomi delle due vittime, le cui storie, bruscamente interrotte, parlano di ambizione e talento. A perdere la vita, infatti, sono stati Mukhammad Aziz Umurzokov, un matricola diciottenne originario dell’Uzbekistan con il sogno di diventare neurochirurgo, ed Ella Cook, una brillante studentessa ventunenne dell’Alabama, nota anche per la sua abilità al pianoforte. Le loro esistenze, intrecciatesi nel percorso accademico, sono state falciate in un momento di studio e concentrazione, durante la sessione finale degli esami per i corsi di ingergneria e fisica, trasformando un luogo di apprendimento in uno scenario di terrore.
La testimonianza diretta di un sopravvissuto
La drammaticità di quei momenti emerge con forza dalle parole di chi li ha vissuti in prima persona, come Antonio Furleo Semeraro, uno studente diciottenne originario della Puglia che si trovava nel suo dormitorio al momento della sparatoria. “Era tutto tranquillo, poi è diventata una zona di guerra. Ho avuto paura”, ha raccontato il giovane, descrivendo il brusco passaggio dalla normalità al caos più assoluto, segnato dall’arrivo della polizia, dal lockdown imposto nell’area, dal ronzio degli elicotteri e dalle evacuazioni notturne. Un’esperienza talmente traumatica da spingerlo ad anticipare il suo rientro in Italia, abbandonando prima del previsto il campus che, fino a pochi giorni fa, rappresentava per lui un luogo di crescita e di futuro.
Le prospettive dell’indagine dopo il rilascio
Con il rilascio dell’unico sospettato finora identificato, le forze dell’ordine si trovano dunque a dover ricostruire l’accaduto senza un chiaro indiziato, analizzando nuovamente ogni elemento a disposizione. L’attenzione degli investigatori, che nelle prime ore si era concentrata sull’uomo fermato a Coventry, dovrà ora verosimilmente spostarsi su altre piste, nella speranza che ulteriori riscontri tecnici o testimoniali possano far luce sulla dinamica e sulle motivazioni del gesto. La vicenda, che ha scosso profondamente non solo la prestigiosa università ma l’intero paese, rimane avvolta in numerosi interrogativi, mentre la macchina giudiziaria prosegue il suo lavoro, cercando di offrire risposte e, soprattutto, giustizia per i due ragazzi uccisi e per tutti coloro che hanno subito le conseguenze di quella violenza improvvisa e inspiegabile.




