Il killer della Brown University si toglie la vita in un deposito, dietro di sé due stragi e un mistero
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
È stato trovato senza vita in un anonimo spazio di deposito, ponendo fine a una caccia all'uomo che aveva scosso il New England, l'uomo accusato di aver seminato il panico nel campus della Brown University. Claudio Manuel Neves Valente, questo il suo nome, ha chiuso la sua esistenza in solitudine, mentre le indagini per ricostruire una sequenza di violenza insensata andavano avanti. La dinamica, secondo gli investigatori, non lascerebbe adito a dubbi: si sarebbe tolto la vita. La sua morte arriva dopo gli eventi sanguinosi del 13 dicembre a Providence, dove due studenti universitari persero la vita e altri nove rimasero feriti, e dopo l'omicidio, due giorni più tardi, del professor Nuno F.G. Loureiro del MIT, ucciso nella sua abitazione a Brookline. Valente, portoghese di 48 anni, era un ex iscritto della Brown e, come si è appreso, condivideva con la vittima del MIT un passato di studi nel medesimo istituto in Portogallo, un dettaglio che apre a interrogativi sulla possibile natura di un legame preesistente, seppur non ancora chiarito dalle autorità.
Un profilo complesso tra genio e arroganza
Quello che emerge dai racconti di chi lo conosceva è il ritratto di un individuo dai forti contrasti, lontano dallo stereotipo del criminale comune. Descritto come uno studente brillante, addirittura superiore alla media per alcuni, Valente possedeva però un carattere ritenuto arrogante e aggressivo, tratti che hanno certamente segnato le sue relazioni. Un uomo, inoltre, capace di recidere i legami più profondi, compreso quello con la propria famiglia, con cui aveva interrotto ogni contatto da oltre due decenni. Questa capacità di isolarsi completamente sembra aver costituito il terreno fertile per elaborare, in un crescendo di rabbia forse accumulata nel tempo, un piano meticoloso. Le indagini lo dipingono come un killer freddo e preparato, attento ai dettagli, la cui azione non ha il sapore dell'improvvisazione ma di una tragica determinazione.
Il movente e il ruolo della Green Card
Al centro delle indagini degli investigatori, oltre alla ricostruzione minuto per minuto degli eventi, vi è la ricerca di un movente che possa spiegare una tale escalation di violenza. La sua condizione di immigrato legale negli Stati Uniti, grazie a una Green Card ottenuta attraverso la lotteria del Dipartimento di Stato, ha immediatamente attirato l'attenzione degli inquirenti. Non è chiaro se problemi legati al suo status, o alla percezione di un futuro compromesso, abbiano giocato un ruolo nell'innesco della sua furia omicida. La stessa lotteria che gli aveva concesso il permesso di residenza e lavoro è stata momentaneamente sospesa nelle settimane successive alla strage, una misura cautelare presa dalle autorità mentre si approfondivano tutti gli aspetti della vicenda. Parallelamente, gli investigatori stanno esaminando il suo percorso accademico e personale, cercando di comprendere la natura del suo rapporto con il professor Loureiro, ucciso a distanza di soli due giorni dalla sparatoria alla Brown.
Le domande senza risposta
Con la morte di Valente, molti di quegli interrogativi rischiano di rimanere senza una risposta definitiva. Il perché più profondo, la scintilla che ha trasformato un ex studente descritto come potenzialmente geniale in un assassino di massa, potrebbe restare sepolto con lui. Le forze dell'ordine continuano a lavorare per unire i pezzi di una storia che dall'apparente positività di un'opportunità di vita in America è precipitata nella tragedia più oscura. Si indaga su ogni aspetto, dai sopralluoghi che potrebbe aver compiuto prima degli omicidi alla sua situazione psicologica ed economica, nel tentativo di offrire, almeno alle famiglie delle vittime e ai feriti, un quadro comprensibile di avvenimenti che, per la loro atrocità, appaiono al di fuori di ogni logica.




