Assalto a portavalori sull'A14, tre fermati dopo una sparatoria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È stato un episodio di violenza inaudita, degno di una scena di guerra, a segnare il tardo pomeriggio del 28 ottobre sull'autostrada A14, nel tratto compreso tra le uscite di Loreto-Porto Recanati e Civitanova Marche, dove una banda di almeno otto uomini ha dato vita a un assalto dinamitardo contro due furgoni portavalori. Il piano, meticolosamente orchestrato, prevedeva il blocco totale della carreggiata sud: un'autocisterna, fatta oggetto di sabotaggio con il taglio degli pneumatici, è stata infatti posizionata di traverso per ostruire il passaggio, mentre sul manto stradale venivano disseminati chiodi a tre punte, un'azione che, oltre a fermare il traffico, mirava a rendere impossibile qualsiasi manovra di fuga per i mezzi bersagliati. Alla paralisi indotta si è poi unita la furia delle armi, con i malviventi che hanno fatto uso di kalashnikov e di esplosivi per tentare di sfondare le blindature dei veicoli della Mondialpol, uno dei quali, come si è appreso, trasportava un ingente carico di denaro mentre l'altro fungeva da scorta.

Il conflitto a fuoco e l'uomo abbandonato

La reazione delle guardie giurate, che viaggiavano a bordo dei due furgoni, è stata pronta e determinata, trasformando quello che forse i rapinatori immaginavano come un blitz fulmineo e incontrastato in un vero e proprio conflitto a fuoco. È in questo scambio di colpi, partiti sia dalle armi degli assalitori che dalle legittime difese del personale di sicurezza, che uno dei banditi ha riportato una ferita da arma da fuoco a una gamba. Quel che accade dopo delinea una cruda gerarchia di valori all'interno del gruppo criminale: il complice, divenuto un peso e un intralcio per la fuga, è stato infatti lasciato sul posto, abbandonato al suo destino dai compagni i quali, approfittando del caos e del panico generato, sono riusciti a dileguarsi temporaneamente. L'uomo è stato in seguito rinvenuto, in stato di necessità, in un'area vicina a un vivaio nella zona di Potenza Picena, per essere poi trasportato d'urgenza all'ospedale di Torrette, ad Ancona, dove rimane ricoverato.

La caccia dell'Arma e i due arresti

I carabinieri del Comando provinciale di Macerata, giunti sul luogo del tentato rapimento in tempi brevissimi, hanno immediatamente avviato una vasta operazione di ricerca e rastrellamento, concentrando le indagini nei dintorni di Porto Recanati e nelle località limitrofe. La caccia all'uomo, condotta con notevole dispiegamento di forze, ha portato a un primo, decisivo risultato nella tarda serata, quando una pattuglia è riuscita a intercettare un furgone sospetto in transito a Porto Potenza Picena, a pochi chilometri di distanza dal teatro dell'assalto. All'interno del mezzo sono stati trovati due individui, ritenuti parte attiva della banda, i quali sono stati quindi tratti in arresto mentre tentavano di confondersi nel normale flusso del traffico notturno, nell'evidente tentativo di far perdere le proprie tracce.

La scena del crimine e gli altri ricercati

Quel che resta sulla carreggiata dell'A14 è la testimonianza muta ma eloquente di una violenza premeditata: l'autocisterna ancora in posizione, i chiodi a tre punte, i bossoli delle armi semiautomatiche e i segni degli esplosivi utilizzati per tentare di forzare i portavalori. Sebbene l'azione criminale abbia seminato un comprensibile terrore tra gli automobilisti transitati in quell'ora e tra le stesse guardie giurate, nessuno di questi, per fortuna, ha subito ferite, un esito non scontato data la mole di fuoco dispiegata. Le investigazioni proseguono senza sosta per dare un nome e un volto agli altri componenti della banda, almeno un paio dei quali, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero riusciti a fuggire attraverso i campi, approfittando dell'oscurità e della conformazione del territorio.

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