Assalto al portavalori, fermati due foggiani: uno sarebbe un ex incursore
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Redazione Interno
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Due uomini di nazionalità italiana, originari della provincia di Foggia e di 62 e 39 anni, sono stati fermati con l’accusa di aver preso parte all’assalto a un furgone portavalori, avvenuto lungo la statale 613 che collega Brindisi a Lecce. I fatti, che hanno visto un violento conflitto a fuoco con le forze dell’ordine intervenute, risalgono al 9 febbraio, quando il convoglio della ditta Battistolli è stato bloccato e preso di mira da una banda armata. I carabinieri, giunti sul posto mentre la rapina era in corso, sono riusciti a interrompere l’azione criminale, sebbene uno di loro abbia riportato delle fratture costali durante lo scontro, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine nel descrivere gli eventi.
Il profilo dei fermati e le accuse
Le indagini, coordinate dalla procura competente, hanno portato al fermo di indiziato di delitto per i due foggiani, i quali, stando alle prime ricostruzioni, avrebbero fatto parte del gruppo che ha eseguito materialmente la rapina. Ad entrambi viene contestato, in concorso, un pesante ventaglio di reati: dal tentato omicidio alla rapina pluriaggravata, passando per il porto e la detenzione di armi da guerra, di armi comuni e di materiale esplodente, senza tralasciare la resistenza e le lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Uno dei due, secondo indiscrezioni investigative che non hanno ancora trovato una conferma ufficiale da fonti istituzionali, avrebbe un passato come incursore nel 9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin", e avrebbe utilizzato la propria preparazione militare per opporre una strenua resistenza durante la cattura.
Le modalità dell’agguato e il contesto criminale
L’agguato, pianificato con precisione e condotto con un armamento di livello bellico, rientra in un modus operandi che le cronache giudiziarie degli ultimi anni hanno spesso associato a gruppi criminali operanti in Capitanata. La zona tra Cerignola e l’hinterland foggiano, infatti, è da tempo al centro dell’attenzione delle forze dell’ordine per la presenza di una consolidata filiera criminale specializzata in questo genere di attacchi, i quali richiedono una logistica complessa, una notevole capacità operativa e l’accesso a mezzi particolarmente potenti. È in quest’area, secondo numerose inchieste passate e recenti, che si sarebbe sviluppato un vero e proprio know-how in materia di assalti ai valori, con campi di addestramento clandestini e depositi di armi.
Le indagini proseguono per identificare i complici
I due fermati, dopo l’arresto, hanno scelto di non rilasciare alcuna dichiarazione agli investigatori, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Le attività investigative non si sono però fermate, poiché i militari sono al lavoro per ricostruire l’intera organizzazione che ha supportato l’assalto, identificando gli altri componenti del gruppo e i complici che ne hanno facilitato l’azione, ad esempio garantendo la fuga, occultando le prove o fornendo le armi e le informazioni necessarie. L’obiettivo è quello di smantellare l’intera rete, considerando che episodi di tale violenza e professionalità raramente sono opera di piccole bande isolate.




