The Italian Sea Group, si dimette il Ceo Giovanni Costantino: crisi e nuovo corso per il cantiere

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Cambio di governance ai vertici di The Italian Sea Group, il celebre gruppo della nautica di lusso quotato su Euronext Milan e controllato dalla famiglia Costantino, che si trova ad affrontare una delle fasi più delicate della sua storia recente. Il presidente del Consiglio di amministrazione e amministratore delegato, Giovanni Costantino, ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di amministratore della società, e insieme a lui ha fatto lo stesso il figlio Gianmaria Costantino, che ricopriva il ruolo di consigliere di amministrazione non esecutivo.

Questo doppio passo indietro, che era già nell'aria da alcune settimane e che era stato preannunciato dallo stesso Costantino durante un tavolo in prefettura, ha determinato la cessazione dell'intero consiglio di amministrazione, essendo venuta meno la maggioranza degli amministratori di nomina assembleare.

La decadenza del cda e il regime di prorogatio

La decisione, comunicata ufficialmente dalla società, ha un effetto immediato e dirompente sulla struttura di governo dell'azienda, ma non blocca l'attività operativa. Il consiglio di amministrazione, infatti, continuerà a operare in regime di prorogatio fino alla nomina del nuovo board, un passaggio che dovrebbe avvenire entro il prossimo 10 settembre, per garantire la continuità operativa e la prosecuzione del percorso di risanamento già avviato.

La convocazione dell'assemblea dei soci per il rinnovo del cda sarà deliberata in tempi brevi, con l'obiettivo di dare una nuova fisionomia alla governance in un momento in cui la società è al centro di un difficile concordato. La scelta di Costantino, che detiene indirettamente tramite GC Holding una partecipazione pari al 53,604% del capitale sociale, è stata motivata dalla volontà di agevolare un cambio di passo nella gestione della crisi, favorendo un ambiente di maggiore fiducia per gli stakeholder e per i creditori.

Le ragioni di una crisi profonda

La crisi di The Italian Sea Group è esplosa all'inizio dell'anno, quando sono emersi extra budget fuori controllo su una parte significativa delle commesse in corso, in particolare su un maxi yacht da 100 metri commissionato da un emiro del Golfo Persico per un valore superiore ai 100 milioni di euro. Questi costi aggiuntivi non preventivati hanno creato una voragine nella liquidità aziendale, portando il patrimonio sociale a scendere da 26 milioni e mezzo di euro sotto la soglia minima di 50mila euro, e aprendo una fase di forte tensione finanziaria.

A febbraio è emerso il quadro completo del deterioramento, e a marzo il cda ha avviato una composizione negoziata, poi trasformata in una domanda di accesso alla procedura di regolazione della crisi (concordato in bianco) depositata il primo luglio al Tribunale di Firenze, che ha già nominato i commissari giudiziali. In questo contesto, la società ha anche avviato un'indagine interna e azioni legali nei confronti di alcuni manager ritenuti responsabili di non aver segnalato tempestivamente la gravità della situazione.

Il fronte del lavoro e le istituzioni

Sul fronte occupazionale, la crisi sta avendo ripercussioni pesanti, con l'azienda che ha già confermato il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per circa 200 dipendenti diretti su un organico che prima del terremoto contava 530 unità, mentre sono oltre mille i lavoratori dell'indotto che rischiano di essere travolti dal tracollo del cantiere.

Le organizzazioni sindacali di Fim, Fiom e Uilm hanno incontrato il responsabile dell'Unità di Crisi della Regione Toscana, Valerio Fabiani, e la sindaca di Carrara, Serena Arrighi, per chiedere un'accelerazione e un percorso condiviso che metta al centro la salvaguardia dei livelli occupazionali, manifestando forte preoccupazione per la tenuta delle aziende in appalto, alcune delle quali hanno visto rigettare dall'Inps le domande di cassa integrazione.

La Regione Toscana ha già dato la propria disponibilità a incontrare eventuali investitori interessati, ma i sindacati hanno ribadito che qualsiasi ipotesi di acquisizione dovrà avere come condizione imprescindibile la tutela di ogni singolo posto di lavoro, e un nuovo tavolo istituzionale è atteso entro Ferragosto.

Le prospettive future e la caccia agli investitori

Con l'uscita di scena dei Costantino dal consiglio di amministrazione, si apre ora una fase nuova per il futuro del gruppo, che si trova a dover gestire la complessa partita del risanamento finanziario e della ricerca di nuovi investitori.

Tra gli scenari sul tavolo, oltre al rafforzamento patrimoniale e alla rinegoziazione delle commesse con gli armatori per recuperare parte degli extra costi, si fa strada l'ipotesi dell'arrivo di un cosiddetto "cavaliere bianco", un investitore terzo che potrebbe rilevare l'azienda attraverso un affitto temporaneo, un'assunzione dell'attivo e del passivo o una sottoscrizione di aumento di capitale.

I nomi che circolano in questi giorni, seppur ancora da verificare, sono quelli di grandi gruppi internazionali del settore come il cantiere navale Sanlorenzo e Lürssen, mentre i sindacati e le istituzioni seguono con attenzione le manifestazioni d'interesse, chiedendo che qualsiasi soluzione industriale garantisca la continuità produttiva e la piena occupazione in un cantiere che, nonostante tutto, rappresenta un'eccellenza del made in Italy nel mondo.

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