The Italian Sea Group, si dimette il Ceo Giovanni Costantino: decade l'intero consiglio di amministrazione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un terremoto di proporzioni considerevoli ha scosso le fondamenta di The Italian Sea Group, il celebre gruppo italiano della nautica di lusso quotato su Euronext Milan. In una mossa che era nell'aria da settimane ma che non per questo ha perso la sua carica dirompente, Giovanni Costantino, fondatore, presidente e amministratore delegato della società, ha rassegnato le proprie dimissioni, facendo venire meno l'intero consiglio di amministrazione.

Insieme a lui, ha lasciato anche il figlio Gianmaria Costantino, che ricopriva la carica di consigliere non esecutivo, in un atto che segna uno spartiacque netto nella tormentata vicenda che sta vivendo il cantiere navale di Marina di Carrara.

Le dimissioni e la decadenza del cda

La decisione, ufficializzata nella giornata di ieri, è stata comunicata attraverso una nota ufficiale in cui si spiega che le rinunce di Giovanni e Gianmaria Costantino hanno determinato la cessazione immediata dell'intero consiglio di amministrazione, essendo venuta meno la maggioranza degli amministratori di nomina assembleare. Un meccanismo, questo, che lascia il gruppo senza un vertice formalmente eletto, sebbene il board uscente continui a operare in regime di prorogatio.

Questa situazione transitoria, come precisato dalla società, è finalizzata a garantire la continuità operativa e la prosecuzione del delicato percorso di risanamento, in attesa che venga convocata l'assemblea dei soci per la nomina del nuovo consiglio, prevista entro il prossimo 10 settembre. La scelta di Costantino, che attraverso la sua holding personale GC Holding detiene ancora il 53,6% del capitale sociale, non è stata presa alla leggera.

Secondo quanto riportato nella nota, gli amministratori dimissionari hanno ritenuto che, dopo aver fatto quanto possibile per affrontare la crisi, la prosecuzione del risanamento possa essere agevolata proprio da un cambio di governance, necessario per rafforzare la fiducia di tutti gli stakeholder e garantire il miglior soddisfacimento dei creditori.

Le cause della crisi: una presunta frode interna

Per comprendere appieno la portata di questo avvicendamento, occorre fare un passo indietro e ripercorrere le tappe che hanno portato The Italian Sea Group in una situazione di estrema difficoltà. La crisi, emersa con prepotenza all'inizio del 2026, è stata innescata dal ritrovamento di gravi anomalie nei conti della società, legate a extra-budget significativi su una parte importante delle commesse in corso.

Giovanni Costantino, in un'intervista esclusiva rilasciata a PressMare, ha puntato il dito contro una presunta frode interna, descrivendo un sistema di alterazione dei dati orchestrato da alcuni ex dirigenti apicali. "La crisi nasce da una frode interna, non da un errore strategico", ha dichiarato Costantino, spiegando di aver scoperto che la cassa aziendale, che secondo le previsioni avrebbe dovuto aggirarsi intorno ai 90 milioni di euro, in realtà ne conteneva poco più di 2, una situazione che ha reso persino difficile il pagamento degli stipendi.

Questa scoperta ha portato a una denuncia querela presentata alla Procura della Repubblica di Massa nei confronti di alcuni ex manager, accusati di aver occultato la reale gestione delle commesse e di aver fornito informazioni contabili falsificate, creando quella che è stata definita un'"azienda parallela". Le indagini, affidate a Kpmg, hanno evidenziato un sistema di alterazione della documentazione contabile che includeva report sui flussi di cassa, budget di commessa ed estratti conto bancari.

Il futuro del gruppo e le strategie di risanamento

Il quadro che si delinea è quello di un'azienda con un indebitamento di circa 400 milioni di euro, costretta a imboccare la via del concordato per tentare di salvare il proprio valore industriale. Nonostante le dimissioni dalla carica operativa, Giovanni Costantino ha tenuto a precisare di non avere alcuna intenzione di vendere l'azienda, confermando al contempo la cessione di alcuni asset non strategici, come l'ex cantiere Picchiotti, per far fronte alla crisi.

Il piano di risanamento, che dovrà essere definito nei prossimi mesi, si baserà su diversi pilastri: il completamento delle commesse economicamente sostenibili, la rinegoziazione dei contratti con gli armatori, il riallineamento del debito bancario e commerciale, e una possibile ricapitalizzazione dell'ordine di 100 milioni di euro.

In attesa che la giustizia faccia chiarezza sulle responsabilità penali e che venga nominato un nuovo consiglio di amministrazione, The Italian Sea Group si trova ora a navigare in acque estremamente agitate, con l'obiettivo primario di garantire la continuità aziendale e preservare i livelli occupazionali dei suoi 530 dipendenti e dell'indotto, in una partita che si gioca tra tribunali, prefetture e mercati finanziari.

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