The Italian Sea Group, un sistema interno per bypassare i controlli sulle commesse all'origine della crisi
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Redazione Economia
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L’indagine interna avviata da The Italian Sea Group, il colosso della nautica di lusso guidato da Giovanni Costantino con i cantieri tra Marina di Carrara e La Spezia, sta portando alla luce un meccanismo ben preciso che avrebbe consentito di superare i limiti di spesa approvati, e questo sistematico aggiramento dei presidi finanziari, secondo quanto ricostruito finora, sarebbe alla base dei significativi extra budget che hanno prosciugato la liquidità del gruppo. La società, che controlla marchi prestigiosi come Admiral e Perini Navi, ha affidato a Kpmg una revisione forense per fare piena luce su responsabilità e modalità, con un primo rapporto atteso nelle prossime settimane e la certezza, già emersa, del coinvolgimento di figure di alto livello nella struttura aziendale. Il consiglio di amministrazione, intanto, ha già adottato provvedimenti disciplinari che in alcuni casi sono arrivati fino alla sospensione dal lavoro per alcuni dipendenti, mentre la tensione finanziaria, che a inizio febbraio aveva provocato un ritardo di otto giorni nel pagamento degli stipendi, è stata temporaneamente arginata da un prestito d’emergenza di 25 milioni di euro erogato dalla stessa GC Holding, la società attraverso cui Costantino controlla il gruppo.
Le dimissioni ai vertici e il rinvio del bilancio
Lo scontro interno e la necessità di fare pulizia hanno avuto ripercussioni immediate sulla governance, con il presidente Filippo Menchelli e il vicepresidente Marco Carniani che hanno rassegnato le dimissioni negli ultimi giorni di febbraio, e Giovanni Costantino che ha assunto direttamente la presidenza; un altro membro del consiglio, inoltre, ha lasciato l’incarico poco dopo per manifeste divergenze sulle misure correttive da intraprendere. La situazione, già complessa dal punto di vista finanziario, si è ulteriormente aggravata con la decisione di rinviare l’approvazione del bilancio 2025, una mossa resa necessaria per consentire ai revisori di completare gli accertamenti e per permettere alla commissione interna di acquisire tutti gli elementi utili a quantificare con esattezza l’impatto degli sforamenti, alcuni dei quali, secondo le prime analisi, sarebbero stati contabilizzati in esercizi precedenti, gonfiando di fatto i profitti dichiarati in passato.
La reazione del mercato e le preoccupazioni nei cantieri
Piazza Affari ha accolto con estrema durezza le notizie che filtrano da Marina di Carrara, e il Titolo The Italian Sea Group, dopo un primo tonfo superiore al 34 per cento registrato il 19 febbraio all’annuncio del prestito ponte, ha continuato a perdere terreno fino a dimezzare il proprio valore, con gli analisti di Kepler Cheuvreux che hanno rivisto al ribasso il giudizio portandolo a "Reduce" e con un prezzo obiettivo fissato a 3,7 euro, ben lontano dalle quotazioni precedenti alla bufera. Mentre gli uffici lavorano per districare la matassa delle commesse andate fuori controllo e per avviare un confronto con gli armatori nel tentativo di recuperare almeno una parte dei costi aggiuntivi sostenuti, nei cantieri del Miglio blu la preoccupazione resta alta: i sindacati, che nei giorni scorsi avevano dovuto gestire l'allarme per gli stipendi in ritardo e per le irregolarità nei versamenti del Tfr e del fondo sanitario, monitorano ora con attenzione l’evolversi della situazione, con i lavoratori – circa cinquanta solo nella sede spezzina, senza contare l’indotto – che guardano con apprensione a una crisi che rischia di avere pesanti ricadute occupazionali su un intero distretto. Il tavolo di confronto convocato con il prefetto, l'autorità portuale e il sindaco di Marina di Carrara rappresenta il primo tentativo istituzionale di gestire una fase che appare tra le più tormentate nella storia del costruttore di superyacht.
L’ombra del naufragio del Bayesian e i conti in rosso
La crisi interna si inserisce in un quadro già complesso per il gruppo, che nei primi nove mesi del 2025 ha visto i ricavi scendere a 262,3 milioni di euro con un calo del 10,2 per cento e l’utile netto praticamente dimezzarsi a 16,6 milioni, penalizzato anche dall’assenza della plusvalenza straordinaria realizzata l’anno prima con la cessione del cantiere di Viareggio; la posizione finanziaria netta, al 30 settembre, era negativa per 70,6 milioni, un dato in forte peggioramento rispetto ai 12 milioni di passivo di fine 2024, e l’order book, pur mantenendosi su livelli ragguardevoli a 1,15 miliardi, ha mostrato una flessione rispetto ai 1,24 miliardi di dicembre. Una vicenda, quella dello yacht Bayesian affondato nell'agosto del 2024, che aveva portato il nome di Perini Navi – e di conseguenza quello di The Italian Sea Group – sulle cronache di tutto il mondo per il tragico naufragio costato la vita a sette persone, e che ora si somma alle difficoltà finanziarie e alle tensioni interne in un periodo particolarmente delicato per la nautica di lusso italiana.




