The Italian Sea Group, il Tribunale dà il via libera al concordato: nominati i commissari
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Redazione Economia
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Il Tribunale di Massa ha ufficialmente aperto la procedura di concordato preventivo in bianco per The Italian Sea Group, il cantiere navale di Carrara che negli ultimi mesi ha inglobato anche i lavoratori viareggini dell'ex Perini, assorbendone il marchio e la forza lavoro dopo il fallimento del colosso della darsena.
La decisione, attesa dopo il deposito della domanda da parte della società, rappresenta il primo atto formale di un percorso che si snoda lungo le maglie del Codice della crisi d'impresa e che ora concede un margine di manovra di quattro mesi alla dirigenza guidata dall'amministratore delegato Giovanni Costantino, figura centrale in questa delicata fase di transizione.
Con la nomina dei commissari giudiziali – gli avvocati Niccolò Abriani, Riccardo Forgheschi e Manuela Olastri – si chiude la fase preliminare e si apre concretamente il procedimento che dovrebbe portare, nelle intenzioni dell'azienda, a un risanamento strutturale e a un rilancio produttivo in un settore, quello della nautica di lusso, che vive da tempo una competizione serrata tra i cantieri toscani e liguri.
La riunione in Prefettura e il confronto con le parti sociali
Solo poche ore prima della pronuncia del Tribunale, si era tenuto un tavolo convocato in Prefettura proprio per fare il punto della situazione, un incontro che ha visto seduti allo stesso tavolo Giovanni Costantino, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, i legali della società, le Rsu, l'Autorità portuale, la Capitaneria di porto e l'amministrazione comunale di Carrara.
Un confronto che, a detta dei partecipanti, è servito a chiarire le intenzioni dell'azienda rispetto al percorso di risanamento e a illustrare le tappe del concordato in bianco, che prevede la presentazione di un piano dettagliato entro i termini stabiliti dal giudice.
La presenza di tutte queste realtà istituzionali e sindacali testimonia l'importanza strategica del cantiere per il territorio e la necessità di monitorare con attenzione gli sviluppi di una vicenda che coinvolge centinaia di famiglie, in particolare quelle dei lavoratori trasferiti da Viareggio dopo il tracollo del vecchio gruppo Perini.
Quattro mesi di "ossigeno" e le tutele per gli armatori
La richiesta formulata ai sensi dell'articolo 44 del Codice della Crisi, confermata dal Tribunale di Firenze, concede ora a The Italian Sea Group un periodo di quattro mesi – decorrenti dal prossimo 1° luglio – durante i quali l'azienda potrà operare sotto la protezione della procedura concordataria, con una scadenza ben precisa fissata per il 22 luglio, data in cui è stata calendarizzata l'udienza di discussione in contraddittorio.
In questo lasso di tempo, e questo è uno degli aspetti più rilevanti per il rapporto con la clientela, scatta per gli armatori il blocco della possibilità di sciogliere unilateralmente i contratti in essere, anche in caso di eventuali inadempimenti del cantiere.
Una misura di protezione che, nelle intenzioni dei legali della società, dovrebbe garantire stabilità operativa e impedire una fuga degli ordinativi proprio nel momento in cui l'azienda sta cercando di ristrutturare il proprio debito e ridefinire gli impegni produttivi, a partire dalla celebre linea Tecnomar per Lamborghini, di cui è stato recentemente consegnato lo scafo numero trentatré.
Il peso dell'eredità Perini e le prospettive occupazionali
La fusione con la realtà viareggina, che ha portato all'assorbimento dei dipendenti dell'ex cantiere della darsena, ha reso la situazione ancora più complessa dal punto di vista sociale e industriale, perché si è trattato non solo di rilevare un marchio prestigioso ma di integrare una squadra di lavoratori che vivevano già una fase di profonda incertezza dopo il fallimento della precedente gestione.
Ora, con l'avvio del concordato, la preoccupazione tra gli operai e gli impiegati di entrambi gli stabilimenti resta alta, nonostante le rassicurazioni arrivate nel corso dell'incontro prefettizio, perché il destino del piano di risanamento è legato a doppio filo alla capacità di The Italian Sea Group di trovare le risorse necessarie per l'aumento di capitale da cento milioni di euro che circola come cifra di riferimento per il rilancio.
La nomina dei tre commissari, con le rispettive competenze in ambito legale ed economico, avrà il compito di vigilare sull'operato della dirigenza e di verificare la sostenibilità del piano che verrà presentato, in un equilibrio delicato tra esigenze di cassa, mantenimento dei livelli occupazionali e competitività sul mercato internazionale della nautica da diporto.




