Musetti, l’ultimo dei mohicani che fa sognare il Foro italico
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Redazione Sport
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Ogni scatto, ogni sbuffo, ogni gesto di sofferenza ha raccontato la fatica di un Lorenzo Musetti costretto a piegarsi, letteralmente, per inseguire quei dropshot che Alexander Zverev gli infliggeva con precisione chirurgica. Alcuni così perfetti da sembrare irraggiungibili, altri così improvvisi da lasciare il tedesco immobile, quasi incredulo, come nel tie-break del primo set, quando due tocchi da maestro hanno spento la sua reazione. "Anche i tedeschi soffrono", ha commentato un collega, osservando Zverev che, in preda alla frustrazione, gesticolava verso il suo angolo senza trovare risposte.
Sembrava tutto perduto quando il numero 2 del mondo, campione in carica, ha avuto quattro set point a disposizione. Bastava uno di quei servizi da 210 km all’ora, lanciati dall’altezza dei suoi 198 centimetri, per spezzare l’incantesimo. E invece no. Musetti, il ragazzo a cui gli dei del tennis hanno regalato tanto talento da doverci mettere anni per incanalarlo, ha resistito. Come un supereroe alle prime armi, ha imparato a controllare i suoi poteri, trasformando quelle scintille in un fuoco che ora brucia costante.
Quella di ieri non è stata solo una vittoria, ma l’ennesimo capitolo di una stagione che lo sta consacrando. Primo italiano a raggiungere la semifinale in tutti i Masters 1000 sulla terra battuta in un'unica annata, testa di serie al Roland Garros, ha fatto sì che questa edizione degli Internazionali BNL d’Italia entrasse nella storia: con lui e Jasmine Paolini, per la prima volta, due italiani sono approdati tra i primi quattro.




