Hunter Schafer racconta l'intervento di affermazione di genere: «Lo adoro»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Hunter Schafer ha scelto le pagine di Elle per un racconto che finora aveva tenuto riservato a famiglia e amici più stretti. L'attrice di Euphoria, 27 anni, ha rivelato di essersi sottoposta a un intervento di chirurgia genitale di affermazione di genere lo scorso dicembre, definendo l'esperienza in modo netto: «È stato fantastico. Lo adoro». La notizia arriva a quasi un anno di distanza dall'operazione e chiarisce un passaggio del suo percorso personale che aveva alimentato parecchie congetture, senza mai una conferma diretta da parte sua.
Una riflessione lunga anni
La decisione non è arrivata d'improvviso. Schafer ha spiegato di aver custodito a lungo una concezione ampia e fluida della propria identità di genere, provando a far convivere quella dimensione con il corpo che aveva prima: «Per molto tempo ho abbracciato la parte espansiva di me e volevo davvero provare a far funzionare quel corpo precedente, perché pensavo ci fosse qualcosa di davvero forte e bello in questo».
C'era, nelle sue parole, l'idea che quella compresenza potesse bastare, che la queerness come orizzonte teorico offrisse strumenti sufficienti per abitare se stessa senza passare dal bisturi. Poi il confronto con la realtà quotidiana ha preso il sopravvento, e la distanza tra l'ideologia e il modo in cui desiderava presentarsi al mondo è diventata impossibile da ignorare.
«Sono una donna, sono una ragazza»
Da quel passaggio è emersa una definizione di sé più asciutta, priva delle sfumature che avevano caratterizzato gli anni precedenti. «Sono una donna. Sono una ragazza», ha detto Schafer a Elle, raccontando di aver sciolto la tensione tra la queerness intesa come filosofia e la sua applicazione concreta nel mondo in cui vive. Non si tratta di una rinuncia alla propria storia, quanto di un approdo: la transizione medica è stata la scelta giusta per lei, maturata nel tempo e rivendicata come personale.
Nel 2024, in un'intervista a GQ, aveva già messo in chiaro di non voler essere ridotta alla propria identità di genere, spiegando di aver rifiutato numerosi ruoli trans e di aver lavorato duramente per superare i momenti più complicati del percorso.
La convalescenza e i 150 passi al giorno
Dopo l'operazione, Schafer ha affrontato un periodo di recupero che l'ha costretta a rallentare drasticamente. Ha preso in affitto un grande appartamento dove amici e familiari hanno potuto farle visita, mentre lei restava a riposo. «Credo che il mio limite fosse di 150 passi al giorno, che non sono niente», ha raccontato, descrivendo una routine agli antipodi rispetto ai ritmi serrati delle riprese.
Per un'attrice abituata a set impegnativi e viaggi continui, la convalescenza ha imposto un'altra misura del tempo, fatta di immobilità e visite, di pensieri che affiorano quando il corpo è fermo.
Un passaporto con la M e il contesto americano
Il racconto a Elle si inserisce in un momento in cui negli Stati Uniti il riconoscimento dell'identità di genere è oggetto di un confronto politico acceso. Schafer ne aveva già parlato nei mesi scorsi, quando aveva raccontato sui social di aver ricevuto un passaporto con il marcatore di sesso maschile dopo il furto del documento precedente. «Quando l'ho aperto, avevano cambiato la dicitura in maschile. Sono rimasta scioccata», aveva detto, collegando l'episodio all'ordine esecutivo firmato da Donald Trump che stabilisce il riconoscimento federale di due soli sessi, maschile e femminile, definiti non modificabili. All'epoca aveva anche riconosciuto il privilegio legato alla propria condizione di donna transgender bianca e celebre, sottolineando però che neppure questo l'aveva protetta da quella situazione.
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