TIM conferma la guidance 2026, ma pesa il rallentamento in Italia
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Redazione Economia
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TIM conferma la guidance 2026 dopo un primo trimestre definito “pienamente in linea con le attese” dal ceo Pietro Labriola durante la conference call con gli analisti. Il gruppo ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con ricavi pari a 3,3 miliardi di euro, in crescita dell’1,4% rispetto allo stesso periodo precedente, mentre l’Ebitda di gruppo è sceso dell’1,7% attestandosi a un miliardo di euro. Labriola ha spiegato che la performance del mercato domestico riflette il percorso già previsto verso il modello mvno, sottolineando che “la traiettoria resta invariata” e che gli obiettivi fissati per il 2026 non vengono modificati.
L’informativa finanziaria approvata dal consiglio di amministrazione evidenzia però un rallentamento sul perimetro domestico, attribuito a una flessione temporanea dei ricavi provenienti dagli operatori virtuali mobili. Secondo quanto indicato nella nota diffusa dal gruppo, il calo è collegato al graduale avvicendamento di grandi clienti wholesale tra il 2025 e il 2026, un passaggio già anticipato in occasione della presentazione dei risultati preconsuntivi dello scorso esercizio. Il gruppo ribadisce quindi che l’andamento osservato nei primi mesi dell’anno rientra nello scenario già previsto dal piano industriale.
Brasile traina i ricavi, l’Italia resta sotto pressione
La crescita del trimestre è stata sostenuta soprattutto dalle attività brasiliane, mentre il mercato italiano continua a mostrare segnali di debolezza. Tra gennaio e marzo il fatturato consolidato del gruppo è salito a 3,3 miliardi di euro, ma il dato riflette una dinamica molto diversa tra le due aree operative. In Italia i ricavi risultano infatti in calo dello 0,9% a 2,2 miliardi di euro, mentre il Brasile registra una crescita del 6,4% arrivando a 1,1 miliardi. La componente internazionale diventa così il principale motore della crescita del gruppo in una fase in cui le attività domestiche restano appesantite dalla transizione del mercato e dalla pressione competitiva.
Nel corso della conference call Labriola ha insistito sul fatto che il modello mvno rappresenta un passaggio già incorporato nella strategia industriale di TIM. La società considera quindi fisiologico il temporaneo rallentamento dei ricavi wholesale legato al cambio di grandi clienti tra il 2025 e il 2026. Il management continua inoltre a difendere la sostenibilità della guidance annuale, nonostante il calo dell’Ebitda e il rallentamento registrato sul mercato domestico, sostenendo che i risultati del trimestre restano coerenti con il percorso delineato nei mesi precedenti.
La causa di Sky sui diritti tv pesa sul quadro del gruppo
Accanto ai risultati trimestrali emerge però anche il tema della maxi-causa avviata da Sky nei confronti di TIM e Dazn sul fronte dei diritti televisivi della Serie A. Sky chiede un risarcimento fino a 1,9 miliardi di euro dopo il provvedimento dell’Antitrust del 22 dicembre 2025, che aveva confermato una “grave intesa restrittiva della concorrenza” nel mercato delle telecomunicazioni e della pay tv. La vicenda si inserisce in una fase delicata per il gruppo, impegnato contemporaneamente nella gestione della transizione industriale e nelle operazioni strategiche che precedono l’integrazione con Poste.
Il contenzioso legato ai diritti tv si aggiunge quindi a un trimestre che, pur mostrando ricavi in aumento, evidenzia margini sotto pressione e una forte dipendenza dalla crescita brasiliana. La società continua a presentare i risultati come coerenti con le attese e con gli obiettivi fissati per il 2026, ma il rallentamento delle attività domestiche e il peso della disputa con Sky restano due elementi centrali nell’evoluzione del gruppo nei prossimi mesi.




