La “zampata” di Kimi Antonelli a Miami: quel giro che trasforma un pasticcio in prima fila
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
C’è un momento preciso, tra i muretti che serpeggiano attorno all’Hard Rock Stadium di Miami, in cui la tecnica smette di essere una fredda equazione aerodinamica per trasformarsi in puro istinto. È quella frazione di secondo in cui il pilota – nel caso specifico Andrea Kimi Antonelli – smette di calcolare la traiettoria ideale e decide semplicemente di fidarsi del polso. Il giovane italiano, ormai stabilmente al comando del mondiale di Formula 1 dopo le vittorie in Cina e Giappone, ha cercato, inseguito e infine domato quel limbo nell’ultimo respiro delle qualifiche Sprint. Ne è venuta fuori una zampata delle sue: una di quelle che riconciliano con il concetto di talento grezzo, capace di trasformare una sessione nata sotto i peggiori auspici in una prima fila – quella della gara Sprint – che profuma già di piccola grande impresa.
Un rientro atteso e un sabato da dimenticare (in fretta)
Dopo oltre un mese di stop forzato, scaturito dall’annullamento delle tappe in Bahrain e Arabia Saudita a causa del conflitto in Medio Oriente, il circus della Formula 1 ha riaperto i battenti in Florida. L’attesa è stata lunga per tutti, ma forse ancor di più per la Mercedes, reduce da un filotto di successi che sembrava aver messo in ghiaccio la concorrenza. Il risveglio, però, è stato amaro. Nelle libere del venerdì, l’atmosfera nel box della Stella a tre punte si era già fatta pesante: un problema all’unità di potenza sulla W16 del campione italiano ha limitato drasticamente il suo lavoro sul passo gara, costringendolo a guardare dalla pit-lane mentre Charles Leclerc firmava il miglior tempo. E quando le qualifiche Sprint sono iniziate, le difficoltà non sono certo diminuite. Lo stesso Antonelli ha parlato di una sessione “pasticciata”, un termine che calza a pennello con una prestazione sporca, fatta di riferimenti persi e feeling non perfetto con l’asfalto. La vettura sembrava non rispondere come al solito, e la prima fila sembrava un miraggio.
La magia del giro secco e il sorpasso virtuale
E invece, quando il semaforo verde della SQ3 si è acceso per l’assalto decisivo al cronometro, è successo l’imprevedibile. L’istinto di cui parlavamo ha preso il sopravvento. Lando Norris, grazie a una McLaren profondamente aggiornata dopo la pausa, aveva appena piazzato un giro stratosferico da 1’27”869, un crono che sembrava irraggiungibile e che ha interrotto la striscia di pole consecutive della Mercedes. Ci si aspettava un tentativo di risposta ordinato, ragionato. Invece, il pilota italiano ha sparato il jolly. Con un passaggio nel settore finale che ha fatto trattenere il fiato ai presenti, Antonelli ha estratto un 1’28”091 dal cilindro, insinuandosi come un ladro in mezzo alle due frecce arancioni di McLaren. Ha beffato Oscar Piastri per soli 17 millesimi, relegando il britannico in terza posizione. È stato un recupero straordinario, quello di aver chiuso un distacco di oltre due decimi da una vettura che in questa specifica sessione sembrava avere un passo in più. In mezzo ai muretti di Miami, la macchina ha preso vita proprio quando sembrava essersi rotta la magia.
Le due facce della medaglia e il muretto Ferrari
Se da una parte c’è l’entusiasmo per la reazione d’orgoglio di Antonelli, dall’altra le sensazioni nel paddock sono inevitabilmente contrastanti. A sorridere a metà è stato proprio il giovane della Mercedes: consapevole di aver pasticciato nelle fasi iniziali, ma al contempo soddisfatto per aver limitato i danni trasformando un sabato storto in una prima fila. Discorso opposto in casa McLaren, dove Norris è ovviamente il favorito per la Sprint, ma dove Piastri rosica per quel pugno di millesimi che gli è costato il “tutto esaurito” davanti. In casa Ferrari, l’aria è quella di una delusione misurata ma tangibile. Lewis Hamilton si è detto ottimista alla vigilia (forse anche troppo, ammettendo che pensava di essere più forte), e il settimo posto nella SQ3 è un verdetto che fa male alla sua esperienza. Charles Leclerc, quarto, ha gettato lo sguardo alla gara lunga menzionando le difficoltà di gestione gomme, quasi a cercare rifugio nel passo gara dopo un sabato opaco. Per il team principal Frederic Vasseur, insomma, il conto a Miami è ancora aperto.




