Cooperazione Trentina, Dalpalù vince con 440 voti: "Riavvicinare le periferie al centro"
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Redazione Economia
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L’assemblea elettiva della Federazione Trentina della Cooperazione, riunita a Trento nella sede di via Segantini, ha archiviato ogni pronostico che voleva un testa a testa tra i due candidati: il presidente uscente Roberto Simoni, infatti, inseguiva il terzo mandato ma si è dovuto arrendere a un risultato netto. A spuntarla è stato Renato Dalpalù, classe 1961, alla guida del consorzio Sait, che ha conquistato 440 voti contro i 233 raccolti dal suo sfidante; dodici, infine, le schede bianche pervenute durante lo scrutinio.
Un distacco ampio che assegna al neoeletto una responsabilità notevole, considerato il peso economico e sociale del movimento cooperativo in provincia.
Numeri e contesto di una sfida ampiamente prevista
Le premesse di questa sfida erano state segnate da tensioni interne e da una lunga trattativa che aveva persino ipotizzato, in un primo momento, un nome diverso per garantire l’unità. Non era un mistero per nessuno, negli ambienti della cooperazione trentina, che la volontà di Simoni di proseguire non raccogliesse piena condivisione; a complicare ulteriormente il quadro ci aveva pensato una lettera dei vicepresidenti del Cda, poi il tentativo di far emergere una figura alternativa – quella di Maurizio Maffei – era sfumato di fronte alla mancanza di una maggioranza solida.
Così, dopo mesi di interlocuzioni, l’assemblea dei delegati è stata chiamata a scegliere tra due visioni: da una parte la continuità, dall’altra quella che Dalpalù stesso ha definito la necessità di dare al sistema “una forte accelerata”.
Il profilo del nuovo presidente: non solo Sait
La figura di Renato Dalpalù, d’altronde, non è certo nuova agli ingranaggi della Federazione: laureato in economia, commercialista di professione, vanta già un passato da consigliere e presidente del collegio sindacale all’interno dello stesso ente che ora è chiamato a guidare. Alla presidenza del consorzio Sait – il quale riunisce le cooperative di consumo – aggiunge anche il ruolo di vertice alla Fincoop Spa, la finanziaria del movimento.
Una carriera che gli ha permesso di costruire consensi trasversali, giovandosi di un largo appoggio non solo nel settore consumo (che da solo pesa per circa un quarto dei voti assembleari), ma anche nelle centrali agricole come Melinda e Consolida; ciò ha ribaltato le attese che volevano Simoni fortemente radicato nell’area del credito e dei servizi.
Le priorità dichiarate e l’apertura alla minoranza
Il messaggio lanciato da Dalpalù subito dopo lo spoglio è stato chiaro e ha evitato qualsiasi trionfalismo: la priorità sarà “riavvicinare le periferie al centro e viceversa”, un’idea che poggia sull’ascolto dei territori e su una logica policentrica che miri a ricucire eventuali strappi. “Io credo che l’argomento sia quello dei territori – ha dichiarato il nuovo presidente – di avvicinare la periferia al centro e il centro alla periferia”.
Consapevole dell’ampiezza del risultato, Dalpalù ha comunque teso una mano al suo avversario, specificando che “non ci sono componenti” e che sarà necessario cogliere gli spunti provenienti da tutte le anime della cooperazione. Dal canto suo, l’uscente Simoni, pur segnalando un “approccio un po’ diverso” su alcune realtà come Cassa Centrale Banca, si è apertamente dichiarato “assolutamente disponibile” al dialogo.




