Coop trentine, Dalpalù nuovo presidente con un margine netto che sorprende anche gli sfidanti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita per la guida della Federazione trentina della cooperazione, che molti pronosticavano come un testa a testa dall’esito incerto fino all’ultimo voto, si è risolta invece con una vittoria tanto netta quanto inaspettata. Renato Dalpalù, il nuovo presidente, ha ottenuto un margine di consensi così ampio da ribaltare completamente quelle aspettative che, alla vigilia, descrivevano una sfida tirata e in bilico.

Persino un suo sostenitore, uscendo dalla sede della Cooperazione Trentina, ha confessato – a denti stretti e visibilmente contrariato – che pur prevedendo la vittoria di Dalpalù, non si sarebbe mai aspettato un divario così schiacciante. L’uomo, che procedeva a grandi passi verso la strada senza concedere dichiarazioni, era l’immagine stessa di un fronte politico-cooperativo colto di sorpresa dalla portata del risultato.

Il primissimo messaggio del neopresidente: «Ora serve maggiore ambizione»

Dalpalù, raccolta l’eredità del presidente uscente Roberto Simoni – il quale era giunto al termine del suo secondo mandato ricoprendo anche il ruolo di vicepresidente vicario di Federcasse –, ha già indicato i primi orientamenti della sua presidenza. Tra le richieste che gli sono state sottoposte con maggiore insistenza, spiccano quelle legate al binomio «cara casa e migranti», due dossier rispetto ai quali il nuovo vertice della Federazione ha manifestato l’urgenza di abbandonare ogni prudenza.

«Non possiamo più rimanere in silenzio», è stata la sua reazione, aprendo di fatto una discontinuità rispetto allo stile – più defilato o comunque meno assertivo – che aveva caratterizzato la gestione precedente. La sua affermazione, per quanto netta, non ha generato solo consensi: c’è anche chi, come l’uomo uscito contrariato dalla sede, fatica a digerire l’ampiezza di un successo che riscrive gli equilibri interni al movimento cooperativo trentino.

Il passaggio di consegne e il riconoscimento istituzionale

Dopo la conclusione della sfida per la presidenza, si sono susseguiti i primi atti formali di riconoscimento del nuovo corso. Claudio Soini, presidente del Consiglio provinciale di Trento, ha voluto rivolgere a nome dell’intera assemblea legislativa trentina un «ringraziamento più che motivato» a Roberto Simoni, con il quale – come ha ricordato – si è collaborato fattivamente su più fronti, incluso il progetto formativo “Conosciamo Autonomia”.

Lo stesso Soini ha poi formulato gli auguri di buon lavoro a Dalpalù, sigillando così un passaggio di testimone accompagnato dal rispetto per il lavoro svolto dal predecessore. Si tratta, in fondo, di un passaggio obbligato in una realtà – quella della cooperazione trentina – che rappresenta una componente strutturale dell’identità locale.

Fugatti e Tonina: «La cooperazione è parte integrante dell’autonomia speciale»

Non sono mancate le congratulazioni ufficiali da parte della Provincia autonoma di Trento. Il presidente Maurizio Fugatti e l’assessore provinciale alla cooperazione Mario Tonina hanno espresso pubblicamente il loro compiacimento per l’elezione di Dalpalù, sottolineando – in una nota congiunta – come «la cooperazione rappresenti una parte integrante della nostra identità e uno dei tratti distintivi dell’Autonomia speciale».

Una dichiarazione che, al di là della consueta ritualità istituzionale, conferma il peso specifico della Federazione trentina della cooperazione nel sistema di governo locale. Nessun dettaglio ulteriore è emerso, invece, sulle possibili ricadute organizzative interne o sui nomi che andranno a comporre la nuova squadra dirigenziale; al momento, l’attenzione resta concentrata sul fatto politico più rilevante, ovvero l’ampiezza di un consenso che pochi avevano previsto e che ora impone a Dalpalù di tradurre l’ambizione richiesta in atti concreti.

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