Mele trentine, l’Ice tende la mano agli agricoltori: “Sistema regge ma se la guerra diventa normale è allarme”
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Redazione Economia
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L’incontro tra il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Achille Spinelli, e il presidente dell’Agenzia Ice, Matteo Zoppas, ha riacceso i riflettori sulla vulnerabilità di un comparto, quello della melicoltura italiana, che proprio in questi mesi sta facendo i conti con le torsioni di un mercato internazionale messo sotto pressione dalla geopolitica. Un confronto, quello avvenuto nella mattinata di ieri, che si è concentrato sulle strategie di valorizzazione e promozione del prodotto locale oltre confine, un tentativo di costruire una rete di protezione per un’economia che, seppur abituata a navigare in acque agitate, rischia ora di trovarsi di fronte a una tempesta perfetta.
Del resto, i numeri parlano chiaro: Assomela, il consorzio che rappresenta il 75% della produzione nazionale di mele, ha provato a lanciare un messaggio di prudente ottimismo, sottolineando come il sistema abbia “sostanzialmente retto allo scossone causato dalla guerra”. Un’affermazione che suona quasi come un atto di resistenza se la si confronta con le dichiarazioni che arrivano dall’Est Europa, dove la concorrenza si fa agguerrita e le scorte – un tempo fonte di sicurezza – stanno diventando un problema. Lo sa bene Jakub Krawczyk, responsabile delle esportazioni per l’azienda polacca Appolonia, il quale ha descritto una stagione entrata in una fase di stallo: le scorte restano piuttosto elevate, le vendite procedono a rilento e molti mercati rifiutano i prezzi proposti, un’anomalia rispetto alla tradizionale fluidità che ci si aspetterebbe in questo periodo dell’anno.
Il nodo delle esportazioni e la fragilità dei mercati lontani
Se da un lato la tenuta interna sembra reggere, dall’altro è il fronte estero a preoccupare. La recente escalation delle tensioni in Medio Oriente ha infatti aggravato una situazione già complessa per l’export tricolore. Le rotte commerciali che portano le mele italiane – un prodotto di punta del Nord Italia, con il Trentino-Alto Adige in prima linea – verso Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iraq si sono improvvisamente ristrette, se non interrotte. La chiusura dello stretto di Hormuz e la decisione di alcuni porti chiave di bloccare le operazioni hanno di fatto paralizzato spedizioni già programmate, creando un collo di bottiglia per un prodotto che, raccolto e stoccato con cura, rischia di vedere compromesso il suo posizionamento sui mercati più redditizi.
Si tratta di una sfida che arriva in un momento delicato per la filiera. Nonostante il 2025 abbia fatto registrare volumi produttivi sostanzialmente stabili e una qualità giudicata eccellente – la migliore degli ultimi cinque anni per colore e calibro – il destino di quelle mele è appeso a equilibri fragili. Il timore, condiviso dalle associazioni di categoria, è che la situazione attuale non rimanga un’emergenza temporanea ma si cristallizzi in una nuova normalità. Se così fosse, il pericolo di un crollo dei prezzi diventerebbe concreto, soprattutto considerando che il 40% del raccolto è ancora stoccato nelle celle frigorifere e le alternative per piazzarlo su altri mercati – europei o sudamericani – sono limitate da un’offerta già abbondante.
L’asse Trento-Roma e la scommessa sulla promozione mirata
In questo scenario di incertezza, l’incontro tra Spinelli e Zoppas assume i contorni di un tentativo di coordinamento istituzionale per non lasciare soli gli agricoltori. L’obiettivo dichiarato è quello di rilanciare l’internazionalizzazione non come semplice vetrina, ma come leva strategica per diversificare le destinazioni della produzione. Un lavoro che, per quanto complesso, cerca di sfruttare la leva del “Made in Italy” per distinguere il prodotto italiano in un mercato globale dove la concorrenza – polacca in primis – gioca spesso la carta dei volumi piuttosto che della qualità.
La strada intrapresa dall’Ice, in sinergia con gli assessorati locali, è quella di un sostegno mirato per aprire nuovi canali di vendita, cercando di compensare le chiusure improvvise di quelli tradizionali. Un lavoro certosino che punta a valorizzare le specificità delle produzioni trentine, inserendole in un circuito di promozione che guarda oltre l’emergenza contingente. L’obiettivo è trasformare la crisi in un’opportunità di riposizionamento, ma il tempo stringe e le scorte, come dimostra il caso polacco, non aspettano.
Scorte alte e prezzi rigidi: la paralisi del mercato
Il riferimento alla situazione polacca non è casuale. Il mercato europeo delle mele, in questo avvio di primavera, mostra segnali di congestione che vanno oltre il dato nazionale. Se in Italia il sistema regge grazie a una filiera organizzata e a un prodotto di alta qualità, in Polonia – altro grande produttore continentale – la rigidità della domanda sta mettendo a dura prova le strategie commerciali. La testimonianza di Krawczyk evidenzia un paradosso: in un periodo in cui i consumi dovrebbero accelerare, i clienti latitano e gli affari faticano a concludersi, intrappolati in una forbice di prezzi che i mercati non sono disposti a sostenere.
Una situazione che, per gli addetti ai lavori, rappresenta un monito. Le elevate giacenze di prodotto, sommate alle difficoltà di export verso le piazze medio-orientali e asiatiche, rischiano di saturare ulteriormente un mercato già di per sé poco propenso a assorbire grandi volumi in questa fase. Per il Trentino, che rappresenta un avamposto di qualità in questo panorama, la sfida sarà trasformare la promessa di sostegno dell’Agenzia Ice in azioni concrete, capaci di sbloccare le vendite e alleggerire i magazzini prima che l’arrivo delle nuove campagne di raccolta renda l’attuale surplus strutturale.




