Il salvataggio dello speleologo nella grotta dei Cinghiali Volanti: 12 ore a 120 metri di profondità
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Redazione Interno
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Si è conclusa alle 5:40 di questa mattina, dopo un'interminabile notte di attesa, la complessa operazione di salvataggio che ha visto protagonista un giovane speleologo rimasto intrappolato a 120 metri di profondità nella grotta dei Cinghiali Volanti.
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Il ventenne, originario della zona del Finalese, era finito in trappola intorno alle 17 di domenica 31 maggio, quando un masso del peso stimato di circa 200 chili si è staccato dalla parete bloccandogli una gamba, senza per fortuna schiacciarlo, impedendogli di fatto qualsiasi movimento autonomo all'interno della cavità situata sulle montagne di Garessio, in provincia di Cuneo. corriere +3
La mobilitazione dei soccorritori
L'allarme, scattato immediatamente grazie ai compagni di escursione che hanno dato voce alla disgrazia, ha innescato una macchina dei soccorsi imponente come raramente si vede in questi territori.
Ben 53 tecnici e operatori del Soccorso Alpino e Speleologico, provenienti non solo dal Piemonte ma anche da Liguria, Lombardia, Trentino, Alto Adige, Veneto e perfino dal Centro della Penisola, si sono alternati senza sosta per liberare l'arto del ragazzo. corriere +3
A coadiuvarli, sanitari specializzati in ambienti ipogei (gli unici in grado di operare in condizioni di tale angustia) e i cosiddetti "disostruttori", figure tecniche fondamentali per manovrare la roccia che teneva prigioniero N. A., questo il nome dello speleologo estratto vivo. ilsole24ore +3
L'intervento delicato e le tecniche utilizzate
Raggiungere il punto dell'incidente è stata solo la prima delle sfide, perché il giovane si trovava nella parte più profonda della grotta dei Cinghiali Volanti, un sistema carsico noto per la sua complessità.
Una volta arrivati sul posto, i sanitari hanno allestito un vero e proprio campo medico d'emergenza nella cavità per valutare le condizioni del ventenne.
La diagnosi, se così si può definire, ha dato una speranza immediata: la gamba era bloccata ma non schiacciata, la circolazione sanguigna è stata prontamente riattivata, e il ragazzo – lucido e cosciente – collaborava attivamente. provinciagranda +3
Per sollevare il masso senza causare ulteriori crolli o lesioni, i tecnici hanno fatto ricorso a una tecnica innovativa di micro-sollevamento: una serie di materassini pneumatici, fino a quel momento utilizzati quasi esclusivamente in fase di addestramento, ha permesso di spostare gradualmente il monolito di roccia liberando l'arto intorno alle 2:30. corriere +3
La risalita e l'esito finale
Una volta liberato, la sorpresa più grande per i soccorritori è stata constatare che lo speleologo non solo era in grado di reggersi in piedi, ma poteva letteralmente camminare.
Questa circostanza ha cambiato radicalmente i piani di evacuazione; se ci fosse stato bisogno della barella, come ipotizzato nel corso delle lunghe ore di trattativa con la roccia, i tempi si sarebbero allungati probabilmente a giorni, costringendo le squadre ad ampliare artificialmente alcuni cunicoli particolarmente stretti. Invece, N. A. gazzettadiparma +3
Ha intrapreso la risalita assistita dai tecnici, percorrendo i meandri della grotta in autonomia seppur coadiuvato, fino a riemergere all'alba.
Un soccorritore ha raccontato ai cronisti presenti sul posto il paradosso di questa vicenda, ricordando come bastasse un secondo di ritardo – o di anticipo nel distacco del masso – per trasformare il lieto fine in una tragedia consumata sottoterra.
Il ragazzo, trasferito in ambulanza all'ospedale di Mondovì, è stato affidato alle cure dei medici per trattare la gamba ferita, ma senza che vi fossero fratture o lesioni permanenti. sky +3




