L'IEA riduce le stime sul surplus petrolifero, mentre la domanda globale continua a segnare record

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le proiezioni sul mercato dell'oro nero si stringono, segnalando un riequilibrio in atto tra domanda e offerta. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha infatti rivisto al ribasso, di circa duecentocinquantamila barili giornalieri, il surplus previsto per il 2026, portandolo a 3,84 milioni di barili al giorno. Una revisione che, se da un lato riflette una contrazione dell’offerta, dall’altro conferma una crescita della domanda più dinamica del previsto, stimata in aumento di 830mila barili al giorno per il 2025. Questo scenario, che l’IEA lega a un miglioramento del quadro macroeconomico e commerciale globale, si inserisce in un contesto energetico in cui i combustibili fossili mantengono una posizione di assoluta predominanza.

Un mondo che consuma sempre più energia

I dati recenti, del resto, non lasciano spazio a dubbi: la domanda globale di petrolio ha toccato un nuovo picco storico nel terzo trimestre del 2025, attestandosi a 105 milioni di barili al giorno e continuando a coprire da sola circa un terzo del fabbisogno energetico mondiale. Il consumo totale di energia, trainato dall’aumento della popolazione – cresciuta del 34% dal 2000 a fronte di un incremento del 58% della domanda energetica – e dalla massiccia espansione di settori ad alta intensità come i data center e l’intelligenza artificiale, è salito dell’1,8% rispetto all’anno precedente. Una crescita che, nonostante le retoriche sulla transizione, si appoggia ancora per l’86% sulle fonti fossili, una quota rimasta sostanzialmente immutata nel corso dell’ultimo decennio.

Il peso della dipendenza per l'Italia

In questo panorama, il costo dell’immobilismo e della lenta diversificazione delle fonti diventa tangibile, specialmente per un Paese strutturalmente dipendente come l’Italia. Dall’analisi presentata dall’Unione Energie per la Mobilità, già Unione Petrolifera, emerge con chiarezza il conto salato di questa condizione: il nostro Paese spende infatti circa 46 miliardi di euro all’anno per importare gas e petrolio, risorse di cui dispone in misura estremamente limitata. Un dato che, più di molti altri, fotografa la vulnerabilità del sistema energetico nazionale e l’urgenza di politiche capaci di accelerare il cambiamento senza cedere a visioni irrealistiche.

La transizione tra record e realtà

Il quadro che si delinea è quindi di una transizione energetica che procede a due velocità, segnata da un lato dagli annunci e dagli investimenti nelle rinnovabili e dall’altro dalla persistente, robusta domanda di idrocarburi. I prezzi alla pompa, con il gasolio che in Italia ha superato il costo della benzina, ne sono un riflesso immediato per i cittadini. Mentre le stime si affinano e il surplus atteso si riduce, il mercato globale dimostra una resilienza delle fonti tradizionali che impone un approccio pragmatico, lontano da facili ottimismi, per governare un passaggio epocale i cui tempi restano ancora ampiamente da definire.

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