Volkswagen ferma la Golf, la guerra dei chip con la Cina blocca le fabbriche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non ci sono abbastanza microchip, e la Volkswagen, che pure aveva cercato di correre ai ripari dopo la crisi globale di quattro anni fa, si prepara a uno stop forzato. La produzione della Golf, un'icona della casa tedesca, è destinata a fermarsi nello stabilimento di Wolfsburg, un luogo simbolo dell'industria automobilistica nazionale. L'interruzione, prevista per mercoledì prossimo, potrebbe subire un lieve rinvio di qualche giorno qualora le scorte residue di semiconduttori, che si vanno rapidamente assottigliando, dovessero rivelarsi appena sufficienti a coprire un'ulteriore, seppur breve, produzione. La situazione, per quanto critica, è monitorata ora per ora, e non è escluso che, dopo la Golf, si possa valutare l'interruzione della fabbricazione di un altro modello di grande successo come la Tiguan.

Il collo di bottiglia di un solo fornitore

A differenza del grande ingorgo che paralizzò le catene di approvvigionamento globali nel recente passato, questa nuova emergenza ha un'origine più precisa e, per certi versi, più insidiosa. A mancare non sono i microprocessori in generale, bensì i circuiti di una singola azienda, la Nexperia, che, sebbene sia olandese di passaporto, è di proprietà cinese. È proprio questa connotazione geopolitica a gettare un'ombra lunga sull'intera faccenda, inserendosi in uno scontro geo-economico i cui effetti si ripercuotono, in modo diretto e immediato, sulle linee di montaggio europee. L'Unione europea, come un vaso di coccio tra vasi di ferro, si trova così a subire le conseguenze di una tensione i cui attori principali sono Washington e Pechino.

Un rischio contagio per tutta l'industria

Le prime a subire le conseguenze di questa strozzatura saranno le fabbriche del marchio principale, ma l'allarme non si ferma certo alla Volkswagen. È previsto, infatti, che l'interruzione produttiva si estenda successivamente anche alla produzione di veicoli dei marchi Audi e Seat, inclusa la linea Cupra, e toccherà probabilmente altri gruppi del settore. Senza quei chip cinesi, come è stato dichiarato, la produzione dell'intera auto europea rischia di fermarsi in pochi giorni, un lasso di tempo brevissimo che non lascia spazio a soluzioni alternative immediate. Il pericolo, dunque, è quello di un effetto domino che potrebbe paralizzare un'intera filiera, già messa a dura prova da anni di instabilità.

La cronaca nera delle supply chain

Quella che sta accadendo assomiglia a un'indagine giudiziaria su vasta scala, dove un singolo anello della catena, apparentemente secondario, può inceppare un meccanismo complesso e ipertecnologico. Le inchieste, in casi simili, si concentrano spesso sulle vulnerabilità di un sistema che si era creduto più resiliente, analizzando le dipendenze strategiche e le fragilità emerse in seguito a eventi geopolitici. Gli sviluppi, in questo contesto, sono seguiti con attenzione non solo dagli operatori di mercato, ma anche dalle autorità, chiamate a valutare l'impatto di una crisi che ha smascherato le fondamenta delicate su cui poggia una parte significativa dell'industria continentale.

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