Borse europee in rosso, mentre Trump blocca i chip alla Cina
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Redazione Economia
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Le borse europee, che non riescono a beneficiare del rimbalzo tecnologico di Wall Street, segnano perdite diffuse in un contesto segnato da una preoccupante carenza di dati macroeconomici, dovuta allo shutdown del governo statunitense ormai giunto al suo trentaquattresimo giorno. Gli investitori, privi di quei riferimenti ufficiali che solitamente orientano le scelte, sono costretti a concentrare la propria attenzione esclusivamente sui bilanci delle società, i quali, sebbene offrano spunti di riflessione, non colgono appieno la complessità del quadro economico globale. L’accordo da trentotto miliardi di dollari stretto tra la divisione cloud di Amazon e OpenAI, il produttore di ChatGpt, e i conti record di Palantir, che pure hanno spinto il Nasdaq a chiudere in rialzo, non bastano a infondere ottimismo negli listini del Vecchio Continente, i quali sembrano piuttosto riflettere un diffuso scetticismo sulla solidità del prolungato rally dell’intelligenza artificiale.
La mossa di Trump sui semiconduttori
A gravare ulteriormente sul clima di incertezza, contribuendo a quel generale atteggiamento di presa di beneficio che sta caratterizzando le sedi, si aggiunge la dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha affermato che i chip per l’intelligenza artificiale più avanzati prodotti da Nvidia "rimarranno negli Stati Uniti" e non verranno venduti alla Cina. Questa presa di posizione, che riaccende i timori di una rinnovata escalation nelle tensioni commerciali tra le due superpotenze, mina alla base quella tregua faticosamente raggiunta e getta un’ombra sulle prospettive di crescita per i settori tecnologici più innovativi, i quali dipendono in maniera cruciale dagli scambi globali. La mossa, del resto, si inserisce in un quadro geopolitico già di per sé instabile, dove le mosse unilaterali rischiano di innescare pericolose rappresaglie.
Il quadro negativo dalle piazze asiatiche
Il tono negativo, d’altronde, non è una prerogativa europea, avendo già contagiato in precedenza le borse asiatiche, le quali hanno chiuso la seduta in profondo rosso riflettendo le medesime apprensioni. Il calo generalizzato, che accomuna quindi i due emisferi, sembra suggerire come gli operatori di tutto il mondo stiano valutando con estrema cautela l’evolversi di uno scenario reso ancor più volatile proprio dalle dichiarazioni provenienti da Washington. La fragilità degli equilibri internazionali, unita all’assenza di indicatori economici affidabili, sta spingendo molti a ridurre l’esposizione verso asset considerati rischiosi, preferendo dirottare capitali verso rifugi più sicuri in attesa di una maggiore chiarezza.
Piazza Affari nella fascia debole
In questo contesto, Piazza Affari si conferma tra le piazze più penalizzate, con il futures sul Ftse Mib che segna un calo superiore all’uno percentuale, un dato in linea con le perdite registrate da Francoforte e Parigi, mentre Londra dimostra una relativa tenuta seppur in territorio negativo. Gli occhi degli analisti, oltre che sulle dinamiche geopolitiche, sono puntati sul proseguimento della stagione delle trimestrali, dalle quali ci si aspetta qualche indicazione più concreta sulla salute delle imprese, in particolare di quelle legate all’automotive e alla tecnologia, settori che potrebbero risentire maggiormente di un inasprimento delle relazioni commerciali. La seduta, che si preannuncia dunque tutta in discesa, sembra destinata a confermare una fase di stallo e di attesa, nella quale i pochi dati a disposizione vengono scrutati con attenzione meticolosa.




