Nanni Moretti e il melò a Venezia, Gitai e la polemica sul conflitto
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Tra amori impossibili, rincorse che durano una vita e un’inedita propensione al melò, Nanni Moretti è tornato a calcare il tappeto rosso del Lido a distanza di trentasette anni dall’ultima volta. In concorso con "Succederà questa notte", il regista romano ha lasciato a casa la Roma di Michele Apicella e le sue consuete ossessioni politiche per abbracciare una storia d’amore totalizzante, che segna un netto cambio di rotta nella sua poetica.
Mentre il pubblico e la critica si interrogano su questa nuova veste sentimentale, la Mostra è stata teatro anche di un acceso dibattito politico, incentrato sulla presenza del film del regista israeliano Amos Gitai, "Why War", finito al centro di un appello per il boicottaggio firmato da circa trecento cineasti.
L’amore come urgenza narrativa
Moretti, visibilmente commosso dall’ovazione della sala stampa, ha presentato la sua opera come una "storia d’amore piuttosto potente", mettendo da parte la formula ironica con cui per anni aveva scherzato sul desiderio di realizzare sempre lo stesso film per renderlo via via più bello.
Il risultato è un’opera che molti critici hanno definito "spiazzante" e "spogliata", dove il regista cede il passo ai suoi interpreti, affidando il ruolo di alter ego a Louis Garrel e quello di musa a Jasmine Trinca, con cui aveva già lavorato in "La stanza del figlio" e "Il caimano".
La genesi del progetto affonda le radici nella raccolta di racconti "Legami" dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, già fonte di ispirazione per il precedente "Tre piani": un materiale narrativo che Moretti, insieme alle sceneggiatrici Valia Santella e Federica Pontremoli, ha plasmato per dare vita a una vicenda autonoma incentrata sui temi del desiderio, della separazione e dei legami che definiscono le nostre esistenze.
La colonna sonora e il respiro internazionale
Il cambio di passo si percepisce anche nella dimensione internazionale del film, una coproduzione con Francia e Spagna che si allontana dalle consuete storie romanocentriche del regista. La pellicola si apre in una nevosa Oslo per poi condurre lo spettatore in un viaggio che tocca India e Spagna, dove risuona una colonna sonora di altissimo profilo, impreziosita dai costi record per l’utilizzo di "She’s a Rainbow" dei Rolling Stones e per le riprese di un concerto di Bruce Springsteen a San Sebastian.
Proprio questa scelta di abbandonare il presente e le sue urgenze politiche per tuffarsi in una riflessione intima e sentimentale potrebbe far storcere il naso ai "morettiani" della prima ora, ma per il regista settantatreenne rappresenta una conquista di libertà artistica.
Il dibattito politico in Laguna
A spezzare l’atmosfera leggera portata da Moretti e dal suo racconto d’amore è però il clima di tensione che aleggia sul festival, legato al conflitto in Medio Oriente. In parallelo al ritorno del regista romano, un’altra presenza israeliana ha scatenato un vespaio di polemiche: il film "Why War" di Amos Gitai, presentato fuori concorso.
L’opera, che trae spunto dalla corrispondenza tra Albert Einstein e Sigmund Freud sulla natura bellica dell’uomo, è stata oggetto di una protesta formale da parte di circa trecento cineasti, che in una lettera aperta hanno accusato Gitai di essere "complice" e di partecipare a un’operazione di "artwashing", contribuendo a normalizzare le azioni di Israele nella Striscia di Gaza.
Oltre a Gitai, la lettera, pubblicata da Artists for Palestine Italia, prende di mira anche il film "Al Klavim Veanashim" di Dani Rosenberg, ambientato sullo sfondo degli attacchi del 7 ottobre nel sud di Israele.
Il regista e le posizioni controcorrente
Amos Gitai, regista noto per il suo sguardo critico sulla realtà israeliana e per avere spesso incontrato la censura nel suo paese, non ha tardato a rispondere alle accuse. In un intervento che ha fatto discutere, lo sceneggiatore di Haifa ha respinto al mittente le richieste di boicottaggio, dichiarando che per raggiungere una pace duratura è necessario che entrambe le parti in conflitto, israeliani e palestinesi, rimuovano le loro attuali leadership.
Un’affermazione che, in un contesto di posizioni spesso polarizzate, ha ribadito la complessità del suo approccio artistico e politico, lontano da qualsiasi semplificazione. Mentre Moretti chiudeva la sua conferenza stampa con una battuta sul fatto di aver rinunciato a parlare di politica, ironizzando "sarà per la prossima volta", Gitai si è trovato suo malgrado al centro di uno dei dibattiti più accesi di questa edizione della Mostra.
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