Benzina esaurita tra Ventimiglia e Sanremo, l’assalto dei francesi al “pieno” low cost
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La lunga scia di rientri dal ponte di Pasqua ha lasciato un segno inaspettato sulle strade del Ponente ligure, ben più tangibile del consueto e fastidioso morso delle code autostradali. Tra Ventimiglia, Sanremo e Imperia – un triangolo di asfalto che vive da sempre di turismo e di scambi frontalieri – molti distributori di carburante hanno dovuto appendere il cartello “esaurito”, trasformando la ricerca del pieno in un’impresa per i residenti e per i viaggiatori di passaggio.
Il fenomeno, destinato a far discutere gli esperti di economia dei trasporti, è stato innescato da un’ondata anomala di domanda concentrata in poche ore. A svuotare le pompe – in particolare quelle della cosiddetta “verde”, la benzina – sono stati soprattutto gli automobilisti francesi. Questi, prima di varcare il confine di ritorno verso Nizza o Marsiglia, hanno fatto incetta di carburante approfittando di un differenziale di prezzo che, seppur volatile, in questi giorni è tornato a essere particolarmente vantaggioso per chi ha il portafoglio in euro.
Il meccanismo del risparmio e la resa dei conti alla pompa
La ragione di questa corsa all’oro liquido è squisitamente matematica. Mentre in Francia il costo della benzina ha ormai stabilmente superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro, spinto da una fiscalità più pesante e dalle tensioni sui mercati internazionali, sulle pompe liguri i prezzi oscillano ancora tra 1,70 e 1,80 euro al litro. Un divario che, moltiplicato per un serbatoio medio da 50 litri, si traduce in un risparmio netto che può superare i 10 o 12 euro per ogni rifornimento, una cifra tutt’altro che trascurabile per migliaia di vacanzieri.
I distributori “bianchi” – quelli indipendenti che non espongono il marchio delle grandi compagnie petrolifere – sono stati i più colpiti, perché in grado di offrire listini ancora più aggressivi rispetto alla media nazionale. In questi casi, la benzina è letteralmente sparita nel giro di poche ore, mentre il gasolio, storicamente meno conveniente nel confronto con la Francia, ha retto meglio l’urto ed è rimasto disponibile più a lungo. Non si è trattato, va detto, di una crisi di approvvigionamento assoluta, quanto piuttosto di un picchi di consumo localizzato, un “buco” nella logistica che le autobotti dei gestori hanno cercato di tamponare con rifornimenti straordinari già a partire dalla giornata di mercoledì 8 aprile.
Disagi e precedenti storici sulle due ruote
L’emergenza, per quanto breve, ha avuto conseguenze pratiche non solo per il turista in coda, ma anche per i servizi essenziali del territorio. Si registrano segnalazioni – in particolare da Sanremo – relative a ambulanze in servizio rimaste imbottigliate nella lunghe attese davanti ai distributori, costrette a perdere minuti preziosi pur di fare rifornimento. Un cortocircuito logistico che ha messo in luce la fragilità di un sistema quando la domanda supera di netto le scorte di sicurezza previste per le festività.
C’è, in questa vicenda, un curioso effetto specchio della storia economica locale. Per anni, prima dell’impennata inflazionistica post-pandemica, erano gli italiani della Riviera a fare la spola verso la Francia, attratti da prezzi del carburante storicamente più bassi Oltralpe. Oggi, con il baricentro del risparmio che si è spostato, la situazione si è rovesciata: i francesi invadono Ventimiglia come un tempo facevano i liguri per andare a fare la spesa a Mentone, dimostrando come la fedeltà al distributore sia un concetto strettamente legato al costo della vita.
Un fenomeno che non conosce solo i confini liguri
Quanto accaduto tra Sanremo e Ventimiglia non rappresenta un caso isolato, ma piuttosto l’epicentro di una tendenza più ampia che interessa tutte le zone di frontiera italiane. Dinamiche speculari si osservano regolarmente nel Comasco, dove gli automobilisti svizzeri – da sempre sensibili al cambio euro/franco – attraversano il confine per fare il pieno in provincia di Como, così come lungo i valichi con l’Austria e la Slovenia. La frammentazione fiscale dell’Unione Europea, con accise e aliquote IVA che variano pesantemente da uno Stato all’altro, continua a generare un pericoloso “turismo del pieno”, capace di mandare in tilt la catena di approvvigionamento di intere province.
Nonostante la psicosi delle pompe asciutte, la situazione è rapidamente rientrata nella norma già da giovedì 9 aprile, quando i flussi si sono normalizzati e i serbatoi hanno ricominciato a ricevere le consegne ordinarie. Resta, tuttavia, il segnale di un malessere silenzioso: il costo dell’energia continua a dettare le geografie degli spostamenti, trasformando un semplice rifornimento in un campo di battaglia per il risparmio quotidiano.




