Famiglia nel bosco, il padre firma per una casa a Palmoli ma rimanda il traslogo
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Redazione Interno
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La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” – quella vicenda che mescola cronaca giudiziaria e scelte di vita estreme, finita sotto i riflettori dopo l’intossicazione da funghi del 2024 e la successiva separazione dei tre minori dai genitori – conosce un nuovo, parziale capitolo. Nathan Trevallion, il padre, ha messo la propria firma in calce a un contratto di comodato gratuito della durata massima di due anni per un alloggio comunale situato a Palmoli, in contrada Fontelacasa, vicino al campo sportivo. Un gesto formale, accompagnato dalla consegna materiale delle chiavi, che rappresenta la risposta dell’amministrazione locale alle criticità sollevate dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, il quale aveva più volte sottolineato le condizioni igienico-strutturali inadeguate del vecchio casolare immerso nel verde. La nuova sistemazione, spartana ma funzionale, è dotata di due camere da letto, un bagno, una cucina e persino una stanza destinata al gioco; l’energia elettrica arriva da pannelli fotovoltaici installati sul tetto, mentre il riscaldamento è affidato a semplici termoconvettori elettrici.
Eppure, nonostante l’accordo siglato e la disponibilità di un tetto (caldo e a norma di legge), Nathan non ha nessuna intenzione di traslocare nell’immediato. «Ci andrò ad abitare solo dopo il ricongiungimento – ha spiegato l’uomo – per ora preferisco rimanere nel mio casolare. Devo prendermi cura degli animali, il cavallo, l’asinello, le galline e, tra un po’, anche dell’orto». Una scelta, la sua, che ribadisce una certa resistenza ad abbandonare completamente quel modus vivendi “neorurale” che ha caratterizzato l’esistenza della famiglia fino allo scoppio del caso, ma che viene letta anche come una forma di attesa: quella di un padre che, pur collaborando con i servizi sociali (tanto che gli viene riconosciuta la capacità di offrire “assistenza morale” ai figli), vuole riempire quella casa nuova solo quando i suoi tre bambini potranno tornare a viverci insieme a lui. Intanto, l’alloggio rimarrà vuoto, un simbolo forse più di un’opportunità concreta che di una soluzione immediata.
L’attesa per Pasqua e la distanza della madre
Mentre la macchina amministrativa cerca di costruire un ponte verso la normalità, il calendario liturgico si avvicina e porta con sé l’ennesimo momento di separazione per questo nucleo familiare. I tre minori – che dal 20 novembre scorso risiedono in una comunità protetta a Vasto – trascorreranno la Pasqua lontani dalla figura materna. A differenza di quanto accadde durante le festività natalizie, quando fu Catherine a poter stare con i piccoli mentre Nathan godeva di un contatto limitatissimo (un’ora sola), stavolta i ruoli si invertono. Sarà il padre l’unico genitore autorizzato a varcare la soglia della struttura per condividere il giorno di festa con i suoi figli; la madre, Catherine Birmingham, dovrà invece restare da sola a Palmoli, senza poterli abbracciare. Una situazione che riassume plasticamente la complessità della posizione dei genitori agli occhi dell’autorità giudiziaria: se Nathan viene percepito come una figura affidabile e collaborativa, sulla donna pesano ancora valutazioni più restrittive legate alla sua condotta passata, tanto che per lei si attendono ancora disposizioni specifiche per eventuali incontri protetti. E proprio mentre la famiglia è divisa, ci si avvicina anche il quarantaseiesimo compleanno di Catherine, fissato per il 13 aprile.
Una soluzione temporanea e gli oneri del Comune
La concessione della casa in comodato gratuito non è, come specificato dalle fonti, un regalo fine a se stesso, bensì un ingranaggio di un progetto più ampio voluto dal sindaco Giuseppe Masciulli per superare l’impasse giudiziaria. L’immobile fungerà da “cuscinetto” logistico per i prossimi ventiquattro mesi, ovvero il lasso di tempo necessario – si presume – per eseguire i lavori di ristrutturazione e messa a norma igienico-sanitaria del vecchio casolare, quello che la famiglia ha sempre considerato la propria vera casa. Ma l’assistenza del Comune non si limita a fornire un tetto. L’accordo prevede anche un sostegno economico per la scuola parentale, un’istruzione alternativa che i genitori avevano scelto per i figli e che era stata oggetto di accese contestazioni da parte del tribunale (dopo che era emerso che la bambina più grande non sapesse né leggere né scrivere). Inoltre, è previsto l’accesso al doposcuola comunale per alcuni giorni a settimana, un tentativo – questo sì esplicito – di favorire la socializzazione dei minori, la cui vita di relazione era stata definita carente dagli assistenti sociali. Insomma, una serie di tutele che vanno oltre la semplice emergenza abitativa.




