Tangenziale di Napoli, scatta l'aumento: caos e proteste ai caselli
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Redazione Interno
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Con l’ingresso nel nuovo anno, un rincaro di soli cinque centesimi sul pedaggio della tangenziale di Napoli ha scatenato una reazione a catena, tra code interminabili ai varchi e vibranti polemiche. L’adeguamento, che porta la tariffa a un euro e cinque centesimi, è la diretta conseguenza del ricorso presentato dai concessionari alla Corte costituzionale, i quali hanno ottenuto ragione in assenza di un piano governativo sulle tariffe. Quella che resta l’unica tangenziale urbana a pagamento in Europa, come viene spesso ricordato, diventa così il simbolo di una disputa più ampia, che trascende il valore nominale dell’aumento per toccare il tema, sempre più spinoso, della mobilità e dei suoi costi.
Il malcontento si organizza in una protesta
La rabbia degli automobilisti, esplosa immediatamente nelle lunghe attese per il pagamento, ha trovato rapidamente una cassa di risonanza politica. Il deputato Francesco Emilio Borrelli e il consigliere regionale Carlo Ceparano hanno denunciato pubblicamente la situazione, annunciando per il prossimo lunedì una manifestazione di protesta. Le operazioni ai caselli, rallentate dal cambio di tariffa e forse dalla resistenza di qualcuno a pagare quei centesimi in più, hanno paralizzato gli accessi, trasformando un semplice adeguamento amministrativo in un caso di cronaca cittadina e in un disagio concreto per migliaia di persone.
Aumenti generalizzati su scala nazionale
Quello della tangenziale napoletana, tuttavia, non è un episodio isolato ma si inserisce in un quadro nazionale ben definito. Contrariamente a quanto in precedenza ventilato su possibili riduzioni, il primo gennaio ha infatti segnato l’ennesimo scatto della cosiddetta “scala mobile” dei pedaggi, con un incremento medio dell’1,5% su tutte le autostrade, pari all’inflazione programmata. Su tratte molto frequentate come l’A4 o la Brebemi-A35, l’aumento si traduce in un esborso aggiuntivo che può arrivare fino a cinquanta euro l’anno per un pendolare, una somma non indifferente che si somma al già pesante costo della vita.
I bilanci d’oro dei concessionari
Alle spalle di questi rincari, che l’Autorità di regolazione dei trasporti definisce semplici adeguamenti tecnici, si stagliano bilanci societari in netto e costante miglioramento. Le maggiori concessionarie, infatti, hanno chiuso gli ultimi esercizi con utili miliardari, come dimostrano gli oltre 860 milioni di euro di utile nei primi nove mesi del 2025 per una e i cento milioni nei primi sei mesi dello scorso anno per un’altra, controllata da una nota holding familiare. Numeri che alimentano il sospetto, tra gli utenti, che l’aumento dei pedagghi rappresenti più un trasferimento di ricchezza che una necessità legata alla manutenzione o allo sviluppo della rete.




