Sondaggi politici: Meloni cala all'alba del referendum, ma il centrodestra tiene
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Redazione Interno
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L'ingresso nel vivo della campagna per il referendum sulla Giustizia, in calendario il 22 e 23 marzo, non sembra, per ora, aver scosso gli assetti fondamentali del quadro politico nazionale, secondo quanto emerge dall'ultima rilevazione Swg per il TgLa7. La rilevazione, la prima dopo quella del 22 dicembre, è stata diffusa nella serata di lunedì 12 gennaio e disegna un panorama di lievi assestamenti, i quali, tuttavia, non intaccano la sostanziale distanza tra il primo partito e gli altri. Si delinea, piuttosto, un movimento interno ai due schieramenti principali, che sembrano prepararsi alla cruciale consultazione con dinamiche differenti.
Il calo di Fratelli d'Italia e le performance degli alleati
Fratelli d'Italia, il partito guidato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si conferma saldamente al comando delle intenzioni di voto, sebbene debba registrare una flessione. Rispetto alla fine dello scorso anno, infatti, il partito perde lo 0,4%, attestandosi così al 30,9%, una cifra che, seppur di poco, lo porta sotto la soglia psicologica del 31%. Questo arretramento, che alcuni analisti legano fisiologicamente alla pausa delle festività e alla ripresa del dibattito politico focalizzato sul referendum, non sembra tuttavia avere indebolito il blocco di centrodestra nel suo complesso. I suoi alleati storici, infatti, mostrano segnali positivi: sia la Lega che Forza Italia, infatti, recuperano terreno, compensando parzialmente il calo del partito di maggioranza relativa e mantenendo così solida la coalizione che sostiene l'esecutivo.
La tenuta del campo avversario e i segnali di movimento
Sull'altro versante, il Partito Democratico inizia il 2026 con un incremento, seppur contenuto, che gli permette di raggiungere il 22,3%, guadagnando due decimali rispetto al precedente sondaggio. Una crescita che, se non modifica la distanza ancora considerevole dalla prima forza politica, può essere interpretata come un segnale di vitalità in vista della mobilitazione referendaria. Di segno opposto, invece, la performance di Alleanza Verdi e Sinistra e di Azione, entrambe in ribasso, mentre il Movimento 5 Stelle si attesta su una posizione di stabilità, fermo al 12,7%, la stessa percentuale rilevata a dicembre. Questi movimenti, se letti nel contesto della prossima scadenza elettorale, suggeriscono un possibile riassestamento dei consensi all'interno dell'area di opposizione, dove il Pd sembra per il momento raccogliere i frutti maggiori.
Lo scenario per la campagna referendaria
Il quadro che ne risulta, dunque, è quello di un paese politicamente stabile nelle sue macro-proporzioni, ma con correnti sotterranee in movimento. La campagna per il referendum sulla Giustizia, questione complessa e tecnicamente articolata, si appresta a svolgersi con il governo e la sua maggioranza che, nonostante un lieve scivolamento del partito trainante, mantengono un vantaggio significativo in termini di consenso elettorale aggregato. La capacità delle opposizioni di coagulare un fronte unitario e persuasivo sulla riforma, e l'effetto che il dibattito pubblico avrà sugli elettori più mobili, costituiranno i fattori decisivi per comprendere se questi primi segnali di assestamento preludano a un cambiamento più profondo o si tratterà, invece, di oscillazioni fisiologiche in un quadro ormai cristallizzato.




