Fratelli d'Italia perde terreno, risalgono Pd e Movimento 5 Stelle: il sondaggio Swg per il Tg La7
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Redazione Interno
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L’ultima rilevazione condotta da Swg per conto del Tg La7, i cui dati sono stati diffusi nella serata del 9 marzo 2026, restituisce l’immagine di un quadro politico in movimento, seppur all’interno di dinamiche che non stravolgono gli equilibri generali. L’elemento di novità più significativo riguarda la flessione di Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che nell’arco di una settimana cede lo 0,4% nelle preferenze degli intervistati, scendendo così al 29,4%. Si tratta di una contrazione contenuta, la quale però assume rilevanza in quanto interrompe un trend di stabilità o di crescita per il principale partito del governo; nonostante questo arretramento, la formazione meloniana mantiene comunque un distacco rassicurante sulle dirette concorrenti, conservando la sua posizione di leadership indiscussa nel panorama nazionale.
A beneficiare di questo lieve riflusso dei consensi verso il partito di maggioranza relativa sono, seppur con incrementi modesti, le due principali forze che siedono all’opposizione. Il Partito Democratico, sotto la guida di Elly Schlein, guadagna lo 0,2% e raggiunge quota 21,8%, consolidando la propria posizione di secondo partito italiano e accorciando, simbolicamente più che numericamente, la distanza da Fratelli d'Italia. Parallelamente, il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte mette a segno un recupero leggermente più marcato: un +0,3% che porta i pentastellati al 12,0%, un dato che rafforza la terza piazza e che suggerisce una certa capacità di riattrarre quell'elettorato che nelle settimane precedenti poteva aver mostrato segnali di disaffezione.
Il panorama degli alleati di governo e delle forze minori
Analizzando i dati relativi agli altri partiti della coalizione di centrodestra, si nota un andamento altalenante. Forza Italia subisce una flessione dello 0,2%, attestandosi all’8,2%. La Lega, al contrario, mostra un segno positivo con un incremento dello 0,2% che la porta al 6,8%, pareggiando di fatto il risultato di Alleanza Verdi e Sinistra, la quale perde invece un decimo di punto scendendo anch'essa al 6,8%. Scorrendo la lista delle altre formazioni, si registra un passo indietro per Futuro Nazionale, il movimento che fa capo a Roberto Vannacci, il quale cede lo 0,2% e scivola al 3,4%, venendo così tallonato da Azione, stabile al 3,3%. Italia Viva guadagna terreno portandosi al 2,4%, mentre restano sostanzialmente stabili Più Europa all'1,5% e Noi Moderati all'1,0%.
Il possibile peso del contesto internazionale e della campagna referendaria
Il momento politico che il Paese attraversa è indubbiamente influenzato da variabili esterne e interne di non poco conto. Le turbolenze internazionali, con particolare riferimento al conflitto in Iran e alle posizioni assunte dall’amministrazione Trump, rappresentano un banco di prova complesso per l’esecutivo, e non è escluso che questo scenario di incertezza globale possa avere ripercussioni sugli umori dell’elettorato, incidendo sulla fiducia verso la maggioranza. Inoltre, la campagna in vista del referendum sulla giustizia, in programma per la fine di marzo, sta creando fibrillazioni all'interno della stessa compagine di governo, con una mobilitazione che appare meno scontata tra gli elettori di centrodestra, tradizionalmente più difficili da convincere a recarsi alle urne per questo tipo di consultazioni, un fattore che potrebbe aver contribuito al lieve calo di consensi per FdI rilevato dal sondaggio.
La fotografia delle coalizioni e la crescita dell’astensione
Considerando i dati aggregati per coalizioni, il centrodestra, che comprende FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, si attesterebbe attorno al 45,4%, un valore che lo mantiene in vantaggio rispetto al centrosinistra. Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, infatti, raggiungerebbero complessivamente circa il 40,6%. Tuttavia, un elemento che merita attenzione è l'aumento della quota di elettori che dichiara di non volersi recare alle urne o che non esprime una preferenza: ben il 30% degli intervistati, con un incremento di due punti percentuali rispetto alla settimana precedente, si colloca in questa fascia di astensionismo o indecisione, un bacino potenzialmente determinante per gli equilibri futuri, ma che per il momento testimonia una crescente distanza di una parte consistente dei cittadini dalla politica attiva.




