Il sondaggio Swg per il Tg La7: Fratelli d’Italia tiene, il Movimento 5 stelle avanza e il Partito democratico arretra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A meno di una settimana dal referendum sulla riforma della giustizia, che impegnerà gli italiani il 22 e 23 marzo, il quadro delle intenzioni di voto tracciato dall’istituto Swg per conto del Tg La7, e diffuso oggi 16 marzo, restituisce l’immagine di un elettorato sostanzialmente bloccato nei suoi equilibri principali, sebbene con qualche significativo scostamento rispetto alla rilevazione precedente. Fratelli d’Italia, il partito guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si conferma ampiamente la prima forza politica del paese, mantenendo saldamente la propria posizione con una percentuale stabile, che non subisce variazioni e si attesta al 29,4 per cento; un dato, questo, che replica esattamente quello di sette giorni fa e che consolida il distacco dalle altre formazioni. Tra i grandi partiti, l’unico a mostrare un segno positivo, seppur lieve, è il Movimento 5 Stelle, con un incremento dello 0,2 per cento che lo porta al 12,3, mentre il Partito democratico, guidato da Elly Schlein, accusa una flessione, perdendo uno 0,1 per cento e scendendo al 21,7.

A essere interessati da un calo, in questa fotografia scattata dall’Swg, non sono soltanto i dem, ma anche le altre due principali forze del centrodestra di governo. Forza Italia e la Lega registrano entrambe una diminuzione dello 0,2 per cento, con il partito di Antonio Tajani che si posiziona all’8,0 e quello di Matteo Salvini che arretra al 6,6, quest’ultimo di fatto appaiato ad Alleanza Verdi e Sinistra, la quale pure perde due decimi di punto attestandosi al 6,6 per cento. Il quadro delle coalizioni, che la rilevazione offre come spaccato dell’umore del paese in questo momento specifico, antecedente alla consultazione referendaria, mostra dunque un lieve arretramento complessivo per il centrodestra – sceso al 45,1 per cento – e un centrosinistra che, pur con il Pd in calo, vede il proprio peso specifico sostenuto dall’aumento dei pentastellati e dal contributo di liste minori come Azione, che cresce dello 0,2 portandosi al 3,5 per cento, e Futuro Nazionale, che avanza di uno 0,1 raggiungendo anch’esso il 3,5 per cento.

Tra i partiti minori, la rilevazione evidenzia una sostanziale tenuta di Italia Viva, che cede comunque uno 0,1 per cento scendendo al 2,3, mentre +Europa si mantiene stabile all’1,5 e Noi Moderati all’1,1. Il dato, che arriva in un momento politico denso di significato a pochi giorni dal voto sulla giustizia, riflette una dinamica in cui il partito di maggioranza relativa sembra impermeabile alle fluttuazioni del dibattito pubblico, mentre il centrodestra nel suo insieme perde qualche frazione di consenso, e il campo progressista, al contrario, recupera terreno, arrivando a lambire la coalizione avversaria in un testa a testa che, secondo alcune proiezioni, si fa sempre più serrato. La crescita del Movimento 5 Stelle, seppur modesta, rappresenta uno dei pochi movimenti significativi in uno scenario altrimenti cristallizzato, e introduce una variabile non trascurabile nelle dinamiche di coalizione, specialmente in vista di future competizioni elettorali.

La tenuta del primo partito e il calo degli alleati di governo

L’analisi dei dati nel dettaglio mostra come Fratelli d’Italia non solo mantenga la propria consistenza, ma ampli addirittura il proprio vantaggio sul Partito democratico, che scivola lievemente all’indietro. La formazione guidata da Elly Schlein, infatti, non riesce a capitalizzare il dibattito referendario in termini di consenso elettorale, almeno stando a questa istantanea, e si trova a dover gestire una flessione che, sebbene minima, interrompe un trend che nelle settimane precedenti l’aveva vista recuperare posizioni. Per Forza Italia e Lega, invece, il calo congiunto pone interrogativi sulla capacità trainante del partito di maggioranza: nonostante la stabilità di FdI, gli alleati arretrano, e questo contribuisce a ridurre il peso specifico della coalizione nel suo complesso, mentre il partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, continua a ritagliarsi uno spazio, sottraendo consensi soprattutto al Carroccio e modificando gli equilibri interni al centrodestra.

Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, con questo incremento dello 0,2 per cento si attesta al 12,3, un risultato che, se letto in controluce con il calo del Partito democratico, ridisegna i rapporti di forza all’interno del campo progressista, dove i pentastellati di Giuseppe Conte accorciano le distanze dai dem e si pongono come un interlocutore sempre più centrale per eventuali alleanze future, sebbene al momento il referendum tenga aperto un fronte di confronto – e talvolta di scontro – sui contenuti della riforma della giustizia e sulle rispettive posizioni in merito al voto.

L’effetto referendum e lo scenario politico a pochi giorni dal voto

La pubblicazione del sondaggio a ridosso della consultazione popolare rende inevitabile interrogarsi sul possibile effetto che il dibattito sulla giustizia possa avere avuto su queste micro-oscillazioni. Se è vero che Fratelli d’Italia, pur fortemente impegnato nella campagna per il Sì, mantiene intatto il proprio bacino, il lieve arretramento del Partito democratico e il contestuale avanzamento del Movimento 5 Stelle potrebbero leggersi come un riflesso della diversa capacità di mobilitazione e di messaggio dei due principali partiti di opposizione rispetto ai temi referendari. Tuttavia, i dati offrono una fotografia, non un’analisi delle motivazioni profonde, e si limitano a registrare le intenzioni di voto in questo specifico momento, senza poter prevedere come l’esito delle urne, qualunque esso sia, potrà influenzare gli equilibri futuri.

Per il momento, la rilevazione Swg consegna un paese politicamente stabile nelle sue gerarchie, ma con segnali di movimento nelle seconde linee e in alcune forze minori. La tenuta di Fratelli d’Italia al 29,4 per cento rappresenta il dato più solido, attorno al quale ruotano cali e lievi crescite che, complessivamente, ridisegnano i perimetri delle coalizioni, con il centrodestra in leggero calo e il centrosinistra che, grazie all’apporto dei 5 Stelle e di Azione, riduce il distacco, rendendo il quadro politico meno scontato di quanto non apparisse in passato. Resta da vedere se queste tendenze troveranno conferma nelle prossime settimane o se il voto referendario saprà imprimere una direzione diversa alle preferenze degli italiani.

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