Cina, primo xenotrapianto di fegato da maiale a paziente vivente: sopravvivenza record
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Redazione Salute
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La frontiera degli xenotrapianti, dopo aver toccato cuore e reni, registra un progresso senza precedenti con il primo fegato di maiale ingegnerizzato impiantato in un paziente vivente, il quale ha superato, con l’organo animale funzionante, un periodo di ben 171 giorni. L’intervento, eseguito in Cina dal team coordinato dal Primo ospedale affiliato dell’Università medica di Anhui e i cui esiti sono stati documentati sul Journal of Hepatology, segna un traguardo storico per la medicina dei trapianti, dimostrando la fattibilità, seppur in un singolo caso, di sostituire un organo umano con uno di origine suina per un lasso di tempo considerevole. Sebbene il paziente non sia sopravvissuto, la durata del funzionamento epatico ha superato ogni aspettativa, offrendo alla comunità scientifica internazionale un corpus di dati inestimabile sulla tollerabilità e sulle reazioni immunitarie a lungo termine.
La corsa tecnologica tra Stati Uniti e Cina
Questa pionieristica operazione epatica, della quale Beicheng Sun è stato uno degli autori principali, si inserisce in un contesto di vivace competizione scientifica globale, che vede oramai la Cina sfidare apertamente il primato statunitense nel campo delle biotecnologie applicate agli xenotrapianti. Gli Stati Uniti, come emerso dal recente congresso dell’International Xenotransplantation Association a Ginevra, detengono infatti una posizione di vantaggio avendo già realizzato, a partire dal 2022, i primi xenotrapianti di cuore su pazienti viventi, oltre a tre interventi di rene effettuati tra il 2024 e il 2025. La Cina, con questo risultato sul fegato, non solo colma un ritardo ma lancia una chiara dichiarazione delle proprie ambizioni in un settore ad altissimo contenuto innovativo, dove la posta in gioco è rappresentata dalla possibilità di rivoluzionare l’approccio alla carenza di organi.
Il parere dell’esperto italiano e lo stato dell’arte
Sul tema, Emanuele Cozzi dell’università di Padova e del Centro nazionale trapianti, pur definendo “bene” il traguardo cinese, ha richiamato l’attenzione sui progressi paralleli riguardanti il rene, i cui risultati su tre pazienti in vita – che proseguono senza necessità di dialisi da quattro, sette e nove mesi – sarebbero stati “inimmaginabili” soltanto due anni orsono. Cozzi, pur riconoscendo il valore storico di questi traguardi, ha tuttavia sottolineato come, per i prossimi tre-cinque anni, il primo riferimento clinico rimarrà saldamente l’organo umano donato, indicando una via di sviluppo che, seppur promettente, richiederà ancora tempo per consolidarsi in una pratica medica consolidata e ampiamente disponibile.
Le prospettive future della ricerca
Le dichiarazioni di Sun, che prevede un futuro nel quale i pazienti potranno vivere con un fegato o un rene di maiale nel giro di un decennio, disegnano uno scenario potenziale di lunghissimo periodo, che dipenderà dalla capacità di risolvere le complesse sfide immunologiche e fisiologiche ancora aperte. L’entusiasmo della ricerca, che procede a ritmo serrato tra i due blocchi tecnologici, non deve infatti oscurare la necessità di un rigoroso percorso scientifico, volto a garantire non solo l’efficacia nel breve termine ma soprattutto la sicurezza e la durata nel tempo di questi organi xenogenetici, il cui impatto sulla società e sul sistema sanitario sarebbe, in caso di successo definitivo, di portata rivoluzionaria.




