Maggio si ribalta: dieci giorni di pioggia insistente al Centro-Nord mentre il Sud arranca sotto l’africa
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Redazione Interno
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La parentesi di stabilità che ci aveva illuso nei primi giorni del mese, regalando un assaggio d’estate e cieli tersi su gran parte della Penisola, può già considerarsi archiviata. Una decisa svolta meteorologica, infatti, sta riconfigurando il quadro atmosferico italiano a partire proprio da queste ore, innescando un dualismo pressoché perfetto tra la parte settentrionale del Paese e le regioni meridionali: da un lato, piogge persistenti e localmente abbondanti destinate a durare almeno una settimana e mezza; dall’altro, un flusso caldo di origine subtropicale che farà schizzare i termometri ben oltre la media stagionale. L’elemento scatenante di questa fase, come riportano i modelli previsionali e le analisi dei meteorologi, è la “riapertura” della porta atlantica dopo settimane di blocco anticiclonico. Una sacca ciclonica alimentata dalle correnti nord-atlantiche, attualmente posizionata sulla Penisola Iberica, sta inviando una serie di impulsi instabili direttamente verso il cuore del Mediterraneo; nel frattempo, l’avanzata stagionale e il conseguente riscaldamento delle masse d’aria stanno creando le condizioni ideali per un contrasto violento. Ed è proprio questo scontro, quello tra l’aria fresca e umida in discesa dall’Atlantico e l’aria calda che risale dall’Africa, a innescare sistemi temporaleschi capaci di scaricare ingenti volumi d’acqua in pochissimo tempo.
Il campo di battaglia atmosferico
Il meteorologo Lorenzo Tedici, responsabile media de iLMeteo, spiega che l’Italia si sta trasformando in un vero e proprio “campo di battaglia atmosferico”, dove il protagonista non sarà soltanto la pioggia ma soprattutto l’energia potenziale in gioco. Lo scenario disegnato dalle proiezioni dei Centri di Calcolo europei conferma un surplus di precipitazioni decisamente anomalo per la prima decade di maggio, destinato a colpire con particolare ferocia le regioni centro-settentrionali. Nelle prossime ore, e in particolare tra martedì e mercoledì, i fenomeni si concentreranno su Liguria di Levante, Alta Toscana, Lombardia settentrionale e Friuli; in questi settori, secondo le stime, potrebbero cadere oltre 150 millimetri di pioggia in sole 48 ore, una quantità superiore a quella che tradizionalmente si registra nell’intero mese di maggio. Non sarà, tuttavia, un semplice episodio di maltempo acuto destinato a esaurirsi in pochi giorni. I modelli statistici indicano una durata sorprendentemente lunga di questa instabilità: ci aspettano almeno dieci giorni di piogge insistenti, con una seconda fase perturbata già prevista tra il 12 e il 13 maggio. Un secondo affondo ciclonico, questa volta dal Nord Europa, potrebbe approfondirsi sul Mediterraneo richiamando aria ancora più umida, con un alto rischio di fenomeni “autorigeneranti” – ovvero temporali che si autoalimentano stazionando a lungo sulla stessa area, una dinamica che storicamente ha portato a criticità idrogeologiche significative.
Un’altra storia al Sud, tra caldo e stabilità
Se al Centro-Nord si corre ai ripari con ombrelli e giacche a vento, sulle regioni meridionali e sulle due Isole maggiori la musica cambia radicalmente. La stessa porta atlantica che rilascia umidità sul Nord, qui è bloccata dal respiro dell’anticiclone subtropicale; anzi, la risalita di aria calda pompata dai venti meridionali provocherà un aumento graduale ma inesorabile delle temperature. L’apice di questa fiammata africana, dicono le previsioni, si raggiungerà nel corso del prossimo fine settimana: in occasione della Festa della Mamma, domenica 10 maggio, i termometri a Palermo potrebbero toccare addirittura i 34 gradi, valori che qui hanno il sapore della piena estate mentre nel resto d’Italia si combatte con le perturbazioni. Per il versante adriatico e per il Sud in generale, si prospettano dunque giornate soprattutto soleggiate o al massimo lambite da qualche nube innocua; gli ombrelloni, per usare una metafora cara ai meteorologi, prenderanno il posto degli ombrelli. Unico parziale contrappunto a questa stabilità potrebbe arrivare da qualche infiltrazione instabile su Campania, Molise e nord della Puglia, dove non si escludono precipitazioni sporadiche nei momenti di massima energia, ma senza nulla in comune con la severità attesa sul versante tirrenico centro-settentrionale.
Un surplus atteso ma concreto
L’elemento che rende questa fase meteorologica degna di nota, al di là della sua spettacolarità, è la netta inversione di tendenza rispetto al mese di aprile, che aveva visto pochissime perturbazioni organizzate e un clima quasi estivo in anticipo sui tempi. Ora, la situazione si riallinea a quella che i climatologi definiscono “instabilità primaverile”, seppur in forma esasperata: i surplus di pioggia sono confermati fino a metà mese, con accumuli che localmente potrebbero superare i 200-300 millimetri in due settimane sulle Alpi occidentali e sul Nord-Ovest. Occorre però prestare attenzione a un dettaglio non secondario: questi nuovi assetti atmosferici, alimentati dallo scontro tra masse d’aria sempre più estreme, hanno l’abitudine di produrre fenomeni concentrati e violenti, come grandinate di medie dimensioni o raffiche di vento improvvise, i cosiddetti downburst, che possono causare danni anche in assenza di alluvioni diffuse. Le regioni più esposte a questi rischi aggiuntivi rimangono quelle del Centro-Nord già nel mirino delle piogge; l’energia potenziale in gioco, infatti, trasforma l’Appennino tosco-ligure e le Prealpi in veri e propri polmoni temporaleschi, dove l’aria umida in risalita viene forzata a scorrere rapidamente verso l’alto raffreddandosi e condensando in nubi molto sviluppate. Per i prossimi giorni, in attesa di vedere se l’anticiclone riuscirà a ristabilire la calma dopo la seconda decade, l’invito non è certo a farsi cogliere impreparati di fronte a un maggio che, contrariamente alle prime illusioni, ha deciso di mostrare il suo lato più movimentato.
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