Romano non è Rodri, e Gasperini non è lo scemo del villaggio: la lezione di una notte romana

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alessandro Romano ha vent'anni, una maglia azzurra scelta «di cuore» e, da ieri sera, un errore che pesa come un macigno nella memoria collettiva di un Olimpico sempre più freddo. Il centrocampista del Cagliari, al debutto assoluto in Nazionale, ha perso il pallone che ha innescato la ripartenza belga culminata nel gol di Godts, aprendo di fatto la strada alla sconfitta per 2-0 contro il Belgio nella prima partita del nuovo ciclo di Roberto Mancini.

Un esordio amaro, per usare un eufemismo, che rischia però di diventare il pretesto per una resa dei conti che con il calcio giocato ha poco a che vedere.

L'errore e il contesto: cosa è successo davvero

La cronaca della partita è semplice, quasi banale nella sua crudezza. Romano, schierato titolare come regista davanti alla difesa, ha sbagliato un appoggio elementare nella zona nevralgica del campo. Da lì è partita la transizione che ha portato al vantaggio degli uomini di Van Bommel. Il resto è un copione già visto: l'Italia ha faticato a costruire, ha mostrato distanze sbagliate tra i reparti e ha incassato il raddoppio nella ripresa, con il Belgio che ha controllato senza affanni.

Il tecnico ha richiamato Romano in panchina poco prima della mezz'ora finale, sostituendolo con Davide Frattesi. Non è stata, va detto, la peggior prestazione individuale della serata: la difficoltà è stata collettiva, e il giovane ha provato a restare nella partita anche dopo l'errore, chiedendo il pallone e provando qualche inserimento. Ma il risultato non cambia, e le critiche si sono concentrate su di lui con una virulenza che in pochi avevano previsto.

Il paragone impossibile e la plusvalenza della Roma

Il Corriere della Sera, con un editoriale firmato da Fabrizio Roncone, ha scritto senza mezzi termini che «questo Romano non è il nuovo Rodri» e che «toglietevelo dalla testa». Il riferimento è all'esaltazione mediatica delle settimane precedenti, quando quattro buone partite in Serie A con il Cagliari erano bastate a trasformare un ragazzo di vent'anni in un fenomeno da copertina.

La stessa analisi chiama in causa Gian Piero Gasperini, che aveva avuto Romano a Trigoria e ne ha autorizzato la cessione in estate: «Se Gasperini, avendolo avuto sotto gli occhi tutti i giorni, ha deciso che potesse essere ceduto al Cagliari in nome di una plusvalenza persino modesta, un motivo ci sarà», si legge. È un ragionamento che riporta al centro la questione del mercato giallorosso, ma che rischia di trasformare una normale operazione di bilancio in una colpa da espiare sulla pelle di un ventenne.

Perché la realtà dei fatti è che Romano ha giocato appena 451 minuti nel massimo campionato prima di ritrovarsi a guidare il centrocampo azzurro contro De Bruyne e Tielemans. Non è un destino, è una forzatura.

Le critiche di Bucchioni e la scelta discutibile di Mancini

Enzo Bucchioni, intervenuto ai microfoni di Radio Sportiva, ha definito la prestazione dell'Italia «un disastro assoluto» e ha puntato il dito proprio sulla decisione di schierare Romano dal primo minuto: «L'Italia ha giocato in dieci», ha detto, spiegando che in una partita delicata come quella dell'Olimpico non si fa debuttare un ragazzo di vent'anni in un ruolo così delicato quando in rosa ci sono giocatori più esperti come Fagioli, che in quella posizione gioca abitualmente nel club.

La questione, secondo il giornalista, non riguarda le qualità del singolo ma la gestione delle responsabilità: affidare la regia della Nazionale a un esordiente assoluto, al cospetto di un avversario di livello mondiale, è una scelta che paga chi la compie più di chi la subisce. Anche la Gazzetta dello Sport ha sollevato il medesimo interrogativo, ricordando il precedente di Pafundi e chiedendosi se non fosse più saggio un inserimento graduale. Del resto, Romano arriva dalla Serie B, da un prestito allo Spezia, e solo poche settimane fa nessuno lo conosceva fuori dai confini sardi.

Il mercato, i numeri e il peso delle aspettative

Alle spalle di questa vicenda c'è anche una dimensione economica che contribuisce a spiegare la pressione attorno al giocatore. Il Cagliari lo ha prelevato in prestito con diritto di riscatto fissato a 4,9 milioni di euro, una cifra che può diventare obbligo in caso di salvezza, e ha già pronto un contratto fino al 2031 in caso di acquisto definitivo. La Roma, dal canto suo, ha incassato una cifra vicina ai 5 milioni più bonus per una plusvalenza che, all'epoca, non ha fatto gridare allo scandalo nessuno.

Oggi, dopo una partita sbagliata, Romano viene valutato intorno ai 20 milioni, con Milan, Juventus e Inter che lo monitorano. Il paradosso è evidente: lo stesso giocatore che fino a due settimane fa era un affare per il Cagliari e una plusvalenza necessaria per la Roma è diventato, in novanta minuti, la prova provata di un errore di valutazione generale. La verità è che nessuno può sapere oggi quale sarà il Romano tra due anni, e che un esordio in Nazionale contro il Belgio non è mai stato un esame definitivo per nessuno.

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