Prato, tragedia nel residence Ferrucci: il compagno racconta il patto suicida per i debiti
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Redazione Interno
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Nella stanza 186 del residence Ferrucci a Prato, lo stesso luogo dove a maggio era stata uccisa Denisa Paun, si è consumata un’altra tragedia. Venerdì 25 luglio, intorno alle 10 del mattino, è stato trovato senza vita Maurizio Drovandi, 52 anni, impiegato della filiale pratese del Monte dei Paschi di Siena. Accanto a lui, ferito ma cosciente, il compagno Marco Vitali, 55 anni, che ha raccontato agli inquirenti di aver deciso insieme a Drovandi di porre fine alle loro esistenze a causa di debiti insostenibili e di una dipendenza dalle droghe che li aveva schiacciati.
«Abbiamo scelto di farla finita, non ce la facevamo più», ha detto Vitali, spiegando che il gesto estremo sarebbe stato compiuto tagliandosi la gola. Le difficoltà economiche, aggravate da prestiti non saldati e dall’uso di sostanze, li avrebbero spinti a quel passo. Eppure, nonostante la ricostruzione fornita dall’uomo, la Procura mantiene aperte tutte le ipotesi, compresa quella di un omicidio.
Il residence Ferrucci, già al centro delle cronache per il delitto della giovane Paun, torna così a far parlare di sé per un caso che lascia interrogativi. Se da un lato la versione di Vitali appare coerente con le prime risultanze investigative, dall’altro alcuni dettagli – come la dinamica precisa delle ferite e la sequenza degli eventi – non sono ancora chiari. Gli investigatori stanno verificando ogni possibilità, incrociando le dichiarazioni con i riscontri oggettivi.
Drovandi, descritto da chi lo conosceva come una persona riservata, lavorava in banca da anni, ma evidentemente il suo tenore di vita era compromesso da problemi più profondi. Quello che emerge è il ritratto di una coppia stremata, in cui la disperazione avrebbe avuto il sopravvento. Resta da capire se tutto sia davvero riconducibile a un suicidio pattuito o se, come sospettano alcuni, ci siano elementi ancora da portare alla luce.




