OpenAI lancia la prima campagna per ChatGPT girata in pellicola e ispirata agli utenti

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Mentre l’intelligenza artificiale si fa sempre più spazio nelle nostre vite, OpenAI, con una scelta che non passa inosservata, ha deciso di presentare la sua prima campagna di branding globale per ChatGPT attraverso la grana calda e materica della pellicola da 35 millimetri. L’operazione, affidata al regista Miles Jay e all’agenzia Isle of Any, con il contributo creativo del team interno di OpenAI, si distanzia volutamente dagli strumenti che hanno reso celebre l’azienda, optando per un linguaggio visivo tradizionale e profondamente umano.

Una campagna che racconta storie reali

La campagna, che arriva a poco più di una settimana da quella lanciata da Anthropic per il suo assistente Claude, si compone di due filmati che raccontano, senza intermediari algoritmici, come lo strumento sia ormai entrato a far parte del quotidiano, ispirandosi a prompt reali degli utenti per narrare storie di connessione e miglioramento personale.

Ispirazione dalla vita quotidiana

Nei due spot, intitolati “Dish” e “Pull Up”, la macchina da presa cattura momenti intimi e universali: da una cena tra due persone che si conoscono, dove la ricetta per un piatto speciale nasce dal desiderio di mostrare interesse senza sembrare troppo ansiosi, alla fatica e alla determinazione di un uomo che si allena per riuscire finalmente a fare una trazione. Sono frammenti di vita reale, quelli scelti, che evidenziano come le richieste al modello di linguaggio spesso traggano origine da bisogni autentici e relazionali, lontani anni luce dalla fredda logica computazionale. Una strategia che punta a normalizzare la presenza dell’IA, umanizzandone le applicazioni e mostrandone l’utilità in scenari concreti e tangibili.

Il paradosso nell'istruzione

Tuttavia, questa penetrazione nella sfera quotidiana non avviene senza sollevare questioni profonde, specialmente in ambiti delicati come quello dell’istruzione. Negli Stati Uniti, ad esempio, sta emergendo un paradosso significativo: agli studenti viene spesso vietato l’uso di ChatGPT per i loro elaborati, mentre alcuni docenti lo impiegano per generare il materiale didattico o per preparare le lezioni. Questa pratica, come ha fatto notare una studentessa in una protesta, alimenta un malcontento crescente e porta con sé una domanda cruciale sul valore dell’insegnamento. Il dibattito, quindi, si sposta dall’integrità accademica degli alunni all’affidabilità e all’autenticità della didattica proposta da chi insegna, creando una frattura inedita all’interno delle aule.

Verso una piattaforma di advertising

Parallelamente, OpenAI sembra voler esplorare nuove strade per monetizzare il suo prodotto più celebre. La società, stando a quanto riportato, sarebbe alla ricerca di figure professionali specializzate nella costruzione di una piattaforma di paid marketing. L’obiettivo, suggerito da un annuncio di lavoro per un ingegnere che sviluppi strumenti per l’integrazione pubblicitaria e la gestione di campagne, appare quello di dotare ChatGPT di un’offerta advertising strutturata. Un passo che, se confermato, segnerebbe un’evoluzione importante per il chatbot, trasformandolo da strumento puramente conversazionale a potenziale veicolo per messaggi commerciali, con tutto ciò che ne consegue in termini di esperienza d’uso e di percezione da parte del pubblico.

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