Le tre squalifiche dopo Milan-Como e il perché Fabregas è stato graziato dal giudice
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il pareggio per uno a uno di San Siro, maturato grazie alle reti di Nico Paz e Rafa Leao, non era destinato a essere l’unico argomento di discussione all’indomani del recupero campionato. Il dopo partita, si sa, regala spesso scenari più intricati e vibranti di quelli vissuti nei novanta minuti regolamentari, e la scaramuccia divampata tra le due panchine nella fase caldissima del finale ne è la prova più lampante. Il Giudice Sportivo, chiamato a dirimere la questione, ha emesso un verdetto che qualcuno potrebbe definire a senso unico, anche se le motivazioni tecniche, quelle scritte nel referto, raccontano di una dinamica processuale chiara e lineare. Tre i provvedimenti squalifica, ma con nomi e pesi specifici ben distinti.
La giornata di stop per Allegri e il perché l’arbitro non ha visto Fabregas
A pagare il prezzo più alto, in termini di visibilità e di conseguenze immediate per la panchina, è stato Massimiliano Allegri. L’allenatore del Milan è stato inibito per un turno, una sanzione che gli impedirà di sedere in panchina nella prossima sfida di campionato. Il comunicato ufficiale del Giudice Sportivo parla chiaro: Allegri è stato punito «per essere, al 34° del secondo tempo, uscito dall’area tecnica per discutere con un dirigente della squadra avversaria» -1-8. Un’uscita, la sua, avvenuta nel tentativo di difendere Saelemaekers, il giocatore finito nel mirino del gesto di Cesc Fabregas, ma che agli occhi del direttore di gara Mariani è parsa una condotta meritevole dell’espulsione diretta. E qui si innesta il nodo centrale della vicenda, quello che ha scatenato più di una polemica tra i tifosi: l’assenza di qualsiasi provvedimento nei confronti del tecnico spagnolo del Como.
Fabregas, va ricordato, ha ammesso pubblicamente, senza troppi giri di parole, di aver trattenuto per la maglia Saelemaekers, un gesto avvenuto sulla linea laterale mentre l’azione era ancora in corso -3. Una ammissione di colpa che, sul piano disciplinare, è però rimasta senza conseguenze. Perché? Perché l’arbitro Mariani, nel vivo della mischia e con l’attenzione focalizzata sul pallone e sui ventidue in campo, non ha visto l’accaduto e, di conseguenza, non lo ha refertato. Il regolamento della giustizia sportiva, in Italia, è molto stringente sull’utilizzo delle prove televisive: non essendo un gesto di violenza grave non visto dal direttore di gara e non rientrando nelle casistiche che permettono la revisione a posteriori (come le espulsioni per proteste o per doppia ammonizione), il Giudice Sportivo non ha potuto aprire un fascicolo suppletivo. Lo spagnolo, come si suol dire in questi casi, l’ha passata liscia.
Il retroscena dello scontro verbale e le parole a muso duro nel tunnel
L’episodio, però, non si è esaurito con il triplice fischio. Se in campo la giustizia ha preso la sua strada, nei sotterranei dello stadio Meazza ne è seguita un’altra, fatta di sguardi e di parole pesanti come macigni. I due tecnici, infatti, si sono incrociati all’uscita degli spogliatoi e il confronto, questa volta senza filtri, è stato particolarmente acceso. Allegri, ancora visibilmente scosso per l’espulsione e per il comportamento del collega, non le ha mandate a dire: «Sei un bambino, hai iniziato ad allenare ora», avrebbe sbottato il livornese, secondo le cronache raccolte dai giornalisti presenti nella mixed zone -3. Una frecciata che sa tanto di sfida generazionale, di un tecnico navigato che non tollera quelle che percepisce come mancanze di rispetto da parte di un debuttante. Fabregas, da parte sua, non è rimasto in silenzio e ha ribattuto per le rime, alimentando un battibecco che lascia presagire futuri scintillii nei prossimi incroci di campionato. Lo spagnolo, dopo la partita, aveva provato a gettare acqua sul fuoco chiedendo scusa a più riprese, definendo il suo gesto «una toccatina» e definendo «esagerata» la reazione del suo omologo rossonero, ma le scuse non sono bastate a placare gli animi -3.
Le reazioni e l’analisi di chi il campo lo conosce bene
Sull’onda di quanto accaduto, sono arrivate puntuali le analisi di chi di calcio e di panchine ne mastica da una vita. Gigi Cagni, intervenuto durante la trasmissione Maracanà su TMW Radio, ha offerto una lettura scevra da faziosità, concentrandosi piuttosto sulla responsabilità del ruolo. Secondo Cagni, un professionista che guadagna certe cifre non può e non deve cadere in provocazioni del genere, perché ha un dovere preciso nei confronti di chi lo guarda e, soprattutto, di chi lo paga -4-7. Un monito, il suo, che ha toccato entrambi gli allenatori, accomunati da una serata storta in cui la tensione ha preso il sopravvento sulla lucidità. La sostanza, per il Milan, è che dovrà fare a meno del suo condottiero nella prossima uscita contro il Parma, con Marco Landucci pronto a sedersi in sua vece su quella panchina diventata, all’improvviso, molto più calda del solito -1-5.




