Tre squalifiche per il Como dopo San Siro: nessun provvedimento per Fabregas, ecco perché

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il post-partita di Milan-Como, match terminato sul punteggio di 1-1 grazie alle reti firmate da Nico Paz e Rafa Leao, porta con sé pesanti strascichi disciplinari. La scaramuccia esplosa tra le due panchine nelle fasi finali della gara ha spinto il giudice sportivo a emettere provvedimenti netti, che colpiscono in modo differenziato i protagonisti dello scontro.

I provvedimenti del giudice sportivo

A pagare il prezzo più alto è Max Allegri, destinatario di un turno di squalifica. Il tecnico livornese, secondo quanto si legge nel dispositivo pubblicato, è stato punito «per essere, al 34° del secondo tempo, uscito dall’area tecnica per discutere con l’allenatore della squadra avversaria» -2. Una sanzione che conferma la legittimità del cartellino rosso sventolato dall’arbitro Mariani durante il convulso recupero e che costringerà Allegri a saltare la prossima sfida di campionato contro il Parma, con il vice Marco Landucci chiamato a guidare la squadra dalla panchina -7.

Nessuna sanzione invece per Fabregas, che l’ha passata liscia nonostante abbia ammesso di aver preso per la maglia un giocatore del Milan, Saelemaekers, durante un’azione di gioco sulla linea laterale. Il gesto, avvenuto all’80esimo minuto, aveva visto il belga battagliare per il pallone con due giocatori lariani quando aveva avvertito uno strattone alla maglia o una spinta alla schiena: era proprio Fabregas, e quella reazione aveva permesso al Como di creare una situazione offensiva potenzialmente pericolosa -3. Il tecnico spagnolo, dopo la partita, si era scusato per il comportamento, ma le regole del sistema di giustizia sportiva non ne consentono la punizione.

Il nodo regolamentare: perché Fabregas non può essere squalificato

Molti, dopo le ammissioni di colpa arrivate in conferenza stampa e nelle interviste post-partita, avevano invocato l’utilizzo della prova televisiva per sanzionare comunque l’ex centrocampista. Tuttavia, un’analisi dell’articolo 61 del codice di giustizia sportiva chiarisce perché ciò non sia possibile: le immagini video possono essere utilizzate solo in situazioni di condotta violenta, comportamento gravemente antisportivo o espressioni blasfeme -3. Il comportamento gravemente antisportivo, come specificato dal codice, si riferisce a fattispecie come la simulazione evidente per ottenere un rigore o far espellere un avversario, la segnatura volontaria con la mano o la negazione di un gol con tocco intenzionale. La condotta violenta, d’altro canto, non può essere applicata al caso di specie: Saelemaekers, al massimo, è stato toccato sulla schiena. Fabregas, dunque, non riceverà provvedimenti, e la sua assenza dal referto arbitrale lo mette al riparo da qualsiasi conseguenza disciplinare.

Allegri squalificato dopo la lite con Fabregas: lo scontro generazionale

La sfida tra Milan e Como si è portata dietro anche gli strascichi relativi alla lite vera e propria, quella esplosa nel corridoio che porta alla sala conferenze di San Siro. Il Corriere dello Sport, nell’edizione odierna, titola «Max-Cesc, terzo tempo al veleno» e racconta di «parole grosse, tra urla e qualche parolaccia, dove il tecnico toscano ha chiesto più rispetto al giovane collega spagnolo». Secondo le ricostruzioni, Allegri avrebbe rivolto a Fabregas frasi piuttosto pesanti: «Sei un bambino, sei un coglione, sei un bambino che ha iniziato a fare l’allenatore» -10. Il motivo della sfuriata, naturalmente, era il gesto dello spagnolo ai danni di Saelemaekers, per il quale Allegri invocava il secondo giallo nel finale. «Sono andato perché Saelemaekers era stato trattenuto da Fabregas. Poi è entrato un altro in campo, quindi sono dovuto andare. L’arbitro mi ha buttato fuori. La cosa è andata così e finisce lì», aveva spiegato il tecnico rossonero a fine gara -6. Parole cui aveva aggiunto, con una punta di ironia amara: «Si è scusato? Ho capito, allora se la prossima volta parte uno lungo la linea faccio una scivolata e entro anch’io» -6.

Se Fabregas ammaina la bandiera e si scopre risultatista

Un’altra delusione, è la seconda patita in pochi giorni. L’avevamo appena confessata per le parole spese da Cristian Chivu dopo l’affare Bastoni in Inter-Juve e ci siamo ritrovati dinanzi a un episodio che è, se possibile, ancora più sconfortante. A procurarci il sentimento è stato questa volta Cesc Fabregas, scuola Barcellona, il tecnico del Como rivelazione del torneo, semifinalista di coppa Italia, diventato il portabandiera dei giochisti di casa nostra e considerato esponente di punta dei comportamenti leali. La trattenuta in panchina, l’ammissione di colpa che però non porta a conseguenze, la sensazione che il regolamento, talvolta, premi chi ha la prontezza di confessare sapendo di non poter essere punito. Resta l’amaro in bocca per un episodio che macchia una prestazione comunque positiva della squadra lariana, brava a tenere testa al Milan in un tempio del calcio come San Siro.

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