La trattenuta di Fabregas e l'uscita di Allegri: il Giudice Sportivo spiega le tre squalifiche del dopo Milan-Como

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il finale convulso di Milan-Como, match che per la cronaca si era chiuso sull'1-1 grazie alle reti di Nico Paz e Rafa Leao, ha prodotto strascichi disciplinari pesanti ma, cosa che ha stupito più di qualche osservatore, non omogenei. Il Giudice Sportivo, analizzati i referti dell'arbitro Mariani e valutata la dinamica degli eventi, ha difatti deciso di punire con la squalifica tre componenti delle panchine, senza però estendere il provvedimento al tecnico spagnolo del Como, Cesc Fabregas, nonostante questi fosse stato il protagonista del gesto all'origine del parapiglia. Una disparità di trattamento solo apparente, motivata da ciò che è finito - o non è finito - nei documenti ufficiali della gara.

Per Massimiliano Allegri, allenatore del Milan, è arrivata una giornata di stop. Il tecnico livornese, come si legge nel comunicato ufficiale, è stato sanzionato per essere uscito dalla propria area tecnica al trentaquattresimo del secondo tempo, andando a discutere animatamente con un componente della panchina avversaria -1-2. Un'uscita, la sua, che l'arbitro ha evidentemente ritenuto meritevole del cartellino rosso diretto, e che il Giudice Sportivo ha confermato con la conseguente squalifica, che costringerà Allegri a seguire la prossima sfida contro il Parma dalla tribuna. Insieme a lui, sono stati fermati anche Diego Perez Castillo, collaboratore di Fabregas, reo di aver lasciato la panchina per partecipare al battibecco generando una situazione di tensione, e Davide Cattaneo, team manager del Como, anch'egli finito nel mirino per essersi scontrato verbalmente con Allegri -2-9.

La vera sorpresa, per molti, è stata l'assenza del nome di Cesc Fabregas nell'elenco dei provvedimenti. L'ex centrocampista spagnolo, lo si è visto chiaramente nelle immagini televisive e lui stesso ha ammesso a fine gara, scusandosi pubblicamente, di aver trattenuto per la maglia Alexis Saelemaekers, giocatore del Milan, mentre questi stava per rientrare in campo dalla linea laterale per partecipare all'azione -1-5. Un gesto antisportivo palese, che però, secondo la normativa, non poteva essere punito a posteriori. La chiave di tutto risiede nel referto arbitrale e nel regolamento che disciplina l'uso della prova TV: Mariani, che pure ha espulso Allegri, non ha visto la trattenuta di Fabregas e non l'ha dunque riportata nel suo rapporto.

E qui si innesta il limite invalicabile della giustizia sportiva. L'articolo 61 del Codice di Giustizia Sportiva consente l'utilizzo delle immagini televisive solo in casi molto specifici, come lo scambio di persona in caso di ammonizione, le espressioni blasfeme, o le condotte violente e gravemente antisportive che l'arbitro non ha visto -5. La trattenuta di Fabregas su Saelemaekers, pur essendo un comportamento certamente scorretto e antisportivo, non rientra nei parametri della cosiddetta "condotta violenta" (mancando la forza impressa o una lesione fisica) né in quelli di una gravità tale da poter aprire le porte alla revisione televisiva -5. Lo stesso Fabregas, pur scusandosi, ha parlato di "toccatina", una definizione che allontana ulteriormente l'ipotesi di una sanzione postuma.

Il perché di una scelta regolamentare che lascia l'amaro in bocca al Milan

La decisione del Giudice Sportivo, per quanto ineccepibile sul piano formale e legata strettamente a quanto refertato dal direttore di gara, ha inevitabilmente scatenato più di una polemica tra i tifosi rossoneri. Il paradosso, agli occhi del sostenitore comune, è lampante: Allegri viene squalificato per aver reagito, abbandonando la sua zona, a un gesto provocatorio di un collega che, invece, esce indenne dalla vicenda. Una disparità di trattamento che, come spesso accade in questi frangenti, riaccende il dibattito sull'opportunità di ampliare i poteri della prova TV per includere anche episodi di antisportività minore, ma capaci di infiammare gli animi e di alterare, se non il risultato, quantomeno il regolare svolgimento del finale di gara.

La sensazione, leggendo le motivazioni, è che la giustizia sportiva abbia proceduto per compartimenti stagni, applicando la lettera del regolamento senza poter considerare l'antefatto, quel gesto tecnico di Fabregas che pure è stato la scintilla che ha innescato l'incendio. La squalifica di Perez Castillo e Cattaneo, due figure certamente meno centrali ma coinvolte nel parapiglia, suggella l'idea di un confronto nervoso e teso, ma lascia scoperto il nodo principale: un allenatore che, in campo, ha un comportamento antisportivo nei confronti di un calciatore avversario. Per il Como, la beffa sportiva del pari conquistato a San Siro si accompagna dunque alla soddisfazione di non aver perso il proprio tecnico per la prossima partita, mentre il Milan dovrà fare a meno del suo condottiero in un momento cruciale della stagione.

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