Milan-Como, dalla trattenuta di Fabregas alle scintille con Allegri: cosa è successo dopo la partita
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Redazione Sport
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Non bastava il campo, con quel punticino sudato e arrivato solo nella ripresa grazie a un lampo di Leao, perché a San Siro, mercoledì sera, si consumasse una serata di sport normale. L’incontro tra Milan e Como, infatti, è finito in secondo piano rispetto a quanto avvenuto negli spogliatoi e, più precisamente, nei corridoi che portano alle sale stampa, dove Massimiliano Allegri e Cesc Fabregas hanno dato vita a un confronto teso, carico di insulti e di quella ruggine che, ormai è chiaro, i due si portano dietro da tempo -1. Tutto è nato da un gesto, più che da una semplice scelta tattica: a pochi minuti dal novantesimo, con il risultato in bilico, il tecnico spagnolo del Como ha trattenuto per la maglia Alexis Saelemaekers, giocatore rossonero, mentre questi stava per ripartire in contropiede lungo la linea laterale -2. Un intervento, quello di Fabregas, che ha scatenato l’ira funesta del belga e, a catena, quella di Allegri, il quale – uscendo prepotentemente dall’area tecnica – è corso a difendere il suo giocatore, venendo per questo espulso dall’arbitro Mariani, che invece non ha sanzionato l’allenatore del Como -1-2.
Se la scintilla è scoppiata in campo, è nei momenti successivi al triplice fischio che la vicenda ha assunto i contorni di una vera e propria bufera. Fabregas, pur ammettendo l’antisportività del gesto e scusandosi pubblicamente ai microfoni di Dazn definendolo “una toccatina” dettata dall’emozione e promettendo che non sarebbe più accaduto, non è riuscito a placare gli animi -2-8. Le sue parole, riferite ad Allegri, sono state accolte con sarcasmo e freddezza dal tecnico livornese, che in conferenza stampa ha replicato con una certa durezza: “Si è scusato? Ho capito, allora se la prossima volta parte uno lungo la linea faccio una scivolata ed entro anch’io” -10. Una dichiarazione che già lasciava presagire che la questione fosse tutt’altro che chiusa. E così è stato: incrociandosi all’uscita delle rispettive conferenze, i due hanno avuto un nuovo e più acceso battibecco, con Allegri che, secondo quanto riportato, avrebbe apostrofato il collega catalano dandogli del “bambino” e rinfacciandogli la sua giovane carriera in panchina, mentre Fabregas non è rimasto in silenzio, rispondendo per le rime e alimentando ulteriormente la lite -2-3.
La squalifica di Allegri e le perplessità sulla direzione arbitrale
Il giorno dopo, come da copione, è arrivato il verdetto del giudice sportivo, che ha squalificato Massimiliano Allegri per una giornata “per essere, al 34’ del secondo tempo, uscito dall’area tecnica” -2. Una motivazione che, se letta tra le righe, ha sollevato più di un dubbio sull’operato della terna arbitrale: nessuna sanzione, invece, per Cesc Fabregas, nonostante la trattenuta a Saelemaekers fosse sotto gli occhi di tutti e fosse, di fatto, l’innesco di tutta la bagarre -2. Il quarto uomo, Marcenaro, è finito nell’occhio del ciclone per non aver segnalato l’accaduto al collega Mariani, il quale – dal canto suo – ha rimediato pesanti critiche dalla moviola per la gestione complessiva della gara, non solo per l’episodio delle panchine ma anche per un precedente intervento duro di Saelemaekers su Baturina che avrebbe meritato il secondo giallo e, di conseguenza, l’espulsione del belga -6. Il Corriere dello Sport, nell’analisi post-partita, ha bocciato senza appello la direzione, parlando di un “clamoroso” errore nel non aver allontanato Saelemaekers e di un timing assurdo nei fischi, che avrebbero condizionato l’andamento emotivo della partita -6.
Due filosofie a confronto, tra nervosismo e scuse non accettate
A rendere il terreno fertile per questo scontro, del resto, c’è un feeling mai realmente sbocciato tra i due allenatori, rappresentanti di due modi opposti di intendere il calcio e di viverlo in panchina. Da una parte Allegri, il “risultatista” per eccellenza, dall’altra Fabregas, il “giochista” cresciuto nella cantera del Barcellona e portabandiera di un calcio fatto di possesso e filosofia offensiva -5. Già all’andata, al Sinigaglia, c’erano state scaramucce e tensioni, con lo spagnolo che aveva polemizzato sul “risultatismo” italiano e Allegri che aveva risposto per le rime, ma mercoledì sera si è oltrepassato il limite. Le scuse pubbliche di Fabregas, per quanto reiterate anche in conferenza stampa dove ha ribadito di aver chiesto scusa pure a Modric e a Maignan, non sono parse sufficienti ad Allegri, il quale evidentemente le ha giudicate un tentativo di sminuire l’episodio più che un’ammissione di colpa sincera -2-8. Il fatto che lo spagnolo abbia definito il suo gesto una “toccatina”, dopo che le immagini mostravano una trattenuta netta, ha probabilmente innervosito ulteriormente il tecnico rossonero, convinto che la lealtà sportiva debba essere rispettata da tutti, a maggior ragione da chi siede in panchina.
Le conseguenze sportive e un clima di tensione destinato a durare
Al di là delle schermaglie verbali e delle squalifiche, il pareggio interno contro il Como lascia al Milan un’amarezza sportiva non indifferente, con i rossoneri che falliscono l’aggancio all’Inter e rimangono a -7 in classifica, allungando sì la striscia positiva ma perdendo terreno prezioso nella lotta scudetto -7. Allegri, che dovrà saltare la prossima partita contro il Parma, si porta a casa anche il dato negativo delle troppe espulsioni accumulate dalla squadra negli ultimi anni, ventidue in cinque stagioni, un campanello d’allarme che parla di nervosismo e poca gestione delle pressioni -7. Fabregas, dal canto suo, seppur graziato dal giudice sportivo, esce male da questa vicenda per quanto riguarda l’immagine di tecnico “illuminato” e leale che aveva costruito, con molti che ora lo guardano con occhio diverso dopo quel gesto da campo di periferia. Quella che poteva essere una normale sfida di campionato si è trasformata in un caso nazionale, destinato ad alimentare polemiche e divisioni tra chi difende il pragmatismo di Allegri e chi invece sostiene la filosofia di gioco di Fabregas, in una contrapposizione che, a questo punto, sembra destinata a riesplodere al prossimo incrocio.




